RECENSIONE: Fabio Cinti, l’anima gentile di Madame Ugo

Cover

FASE. Immaginate di trovarvi davanti a un paesaggio da favola, uno di quei panorami idilliaci, pacifici, che esistono solo nei sogni o quasi. Un luogo di quiete e ristoro.

E’ questa la sensazione che si prova di fronte a Madame Ugo, ultima opera discografica di Fabio Cinti: un album dalle tinte pastello, delicate, soffuse, intime.

Gli undici brani che lo compongono sono undici piccoli racconti di dettagli quotidiani, pensieri, riflessioni, sogni. Tutto scritto e narrato da Cinti con grande sensibilità e lirismo.

Musicalmente parlando, Madame Ugo è un album sofisticato, un disco che sembra voler scrutare l’ascoltatore da lontano, mantenendo una certa distanza quasi per non disturbare, per entrare in punta di piedi nella testa. Ed è così che si prova una certa tenerezza davanti a Che ci posso fare, o quasi ci si commuove con le parole di Dicono di noi, manifesto anti-omofobia che lancia messaggi pesanti come macigni come se fossero piume. E poi Tensione Onirica, un’emozionante corsa rock. Graziosi i momenti spensierati della multicolor Sweet Sorrow e Finisce l’estate.

Madame Ugo è un bell’esempio di moderno, fresco cantautorato italiano, un album ideale per una passeggiata in riva al mare in primavera, o per un sabato mattina passato a guardare il sole sotto le lenzuola, o per un solitario viaggio in auto, con addosso i primi brividi dell’autunno.

In ogni caso, un disco che saprà parlare solo se sarà ascoltato con pazienza.

CONTROFASE. Immaginate di trovarvi davanti a un paesaggio da favola. E poi immaginate che tra voi e quel luogo d’incanto ci sia un vetro, limpidissimo e sottilissimo, ma che non permette di toccare, odorare, ascoltare, scrutare da vicino quello spettacolo. Le voci arrivano ovattate, i colori sbiaditi. Ecco, il limite di Madame Ugo è forse proprio il non volerne avere: dietro a questi brani c’è un mondo bellissimo, prezioso e raro, ma mentre le parole e le note di Fabio Cinti volano alte, diventa difficile seguirle, e si rimane lì, a terra, a guardarle salire sempre di più, dirette chissà dove. Succede, ad esempio, per Devo, frenetico singolo che vede la collaborazione di Franco Battiato, sovrano dell’ermetismo in musica, o per il candido limbo di L’amore qualunque e Genet.

Un incanto che non è per tutti, purtroppo.

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