“Abraçaço” E’ CAETANO VELOSO CHE SUPERA SE STESSO

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Nuovo disco del cantautore “baiano” che conclude la trilogia con la band “Cê”, ci ripropone nuovamente il musicista che cerca si essere attuale.

Quando ha lanciato l’album “Cê” nel 2006, Caetano Veloso ha sorpreso persino i più scettici riguardo la direzione che avrebbe preso la sua carriera. Coloro che pensavano che la sua capacità di innovare fosse rimasta negli anni 70’ non ci hanno azzeccato e hanno visto rinascere un Caetano con dei brani pieni di energia come la potente canzone “Rocks” e la romantica “Deusa Urbana”, entrambe già conosciute nel suo repertorio che ha più di quarant’anni. È stato poi difficile avere lo stesso impatto con “Zii e Ziê”, seconda puntata della trilogia con la band “Cê” uscita nel 2009 con una “samba” un po’ moscia. E ora abbiamo “Abraçaço”, che si pone a metà strada tra gli altri due. L’album che conclude la trilogia e che da una parte redime Caetano, dall’altra però delude un po’. In quest’ultimo album lui rischia di più rispetto al secondo disco, cercando di proporre qualcosa di più attuale con un certo successo. Tuttavia non riesce ad avere la stessa energia del primo album, e il risultato finale è un po’ lontano dal convincimento totale.

Subito nella traccia di apertura, A “Bossa Nova è Foda”, Caetano fa un’analogia tra MMA, citando i lottatori brasiliani “Vitor Belfort” e “Anderson da Silva”, e la bossa nova. Può sembrare follia e completamente infondato fare un tale paragone, però, secondo lui “João Gilberto” (lo stregone del “Juazeiro”) sarebbe un fan di questo tipo di lotta e lo trova sensato. Comunque sia è interessante vedere nel testo la provocazione fatta da Caetano ai seguaci di questo sport.

Il disco prosegue con la spensierata “Um Abraçaço”. È musicalmente una delle migliri dell’album, con una linea di contrabasso ben decisa, e in mezzo un assolo di chitarra. Il testo però non dice molto (“Ho lanciato una corda nello spazio per prenderne un pezzo dell’universo che possiamo vedere/ Con i nostri occhi nudi, le nostre lenti a contatto azzurre e i nostri super computer/ Questa corda era un verso, ma è stato tutto perverso, e non ti sei lasciato andare/ Nel mio intreccio, tutto è finito dall’altra parte, dall’altra parte, di là, di là/ Hey, oggi ti mando un abbraccio”).

Gli altri testi del disco sono impregnati di riferimenti alla modernità, il ché, in certi momenti lo fa sembrare un po’ una forzatura. Se “Cê “ era caratterizzato dalla sua impronta Rock e “Zii & Ziê” dalla samba, “Abraçaço” è il disco in cui Caetano cerca di suonare moderno – simile a quanto già testato da “Gal Costa” nell’album “Recanto”, l’anno scorso. Il suo tentativo diventa evidente in brani come “Funk Melódico” (che propone una rilettura del genere, richiamando anche il successo “Eu quero Tchu, Eu quero Tcha” ma con un testo più melanconico: “La prova di che la gelosia è lo sterco dell’amore”) e “Parabéns” (nella quale Caetano canta i versi tecnologici “Tutto megabuono, gigabuono, terabuono”). Il problema di “Abraçaço” è al confine con la stanchezza creativa, visto che di base Caetano ripete le formule utilizzata nei dischi precedenti – per i fan, una meraviglia. La collaborazione con la band “Cê” ha fatto in modo che “il baiano” suonasse rinnovato musicalmente. Tuttavia dopo tre dischi, le idee non sembravano più così fresche. Ha dei testi belli, ovvio, come la melanconica “Estou Triste”, nella quale il musicista dichiara che “il luogo più freddo a Rio de Janeiro” è la sua camera. Pecca soltanto nell’essere troppo letterale – Caetano ha fatto meglio in “Cê “ con il brano-poesia “Minhas Lágrimas” il cui testo è ugualmente trieste e delicato.

Le ulteriori tracce sembrano essere nel disco solo per svolgere il loro compito, sia esso politico come in “O Império da Lei” (“L’impero della legge arriverà in Pará/ chi ha ucciso il mio amore dovrà pagare/ e ancora di più chi ha ordinato di uccidere”) e in “Um Comunista” che parla del rivoluzionario “Carlos Marighella” (“un mulatto baiano che è morto a San Paolo/ colpito da uomini del potere militare”), oppure poetico come nella romantica e di testo ingenuo “Gayana” (“L’amore che vive in me ora ve lo svelo/ quest’amore che non ha fine e che non posso più trattenere dentro di me/ Ti amo troppo”).

La stagione con la Band “Cê” ha fatto bene a Caetano perché gli ha fatto provare nuove strade e nel frattempo raggiungere dei traguardi. In questo senso, “Abraçaço” è un ottimo lavoro. Ciononostante l’album è po’ deludente, poiché è evidente che Caetano poteva dare di più.

Lo ascolteremo:

2 maggio Padova, Gran Teatro Geox

5 maggio Milano, Gran Teatro Linear4Ciak

7 maggio Roma, Auditorium Conciliazione 

Greg Francischetti

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