MOGWAI ALL’ AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA – ROMA – 25-07-2014 – FOTO PASQUALE COLOSIMO – RECENSIONE GIUSEPPE BELLOBUONO

 

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Mogwai Live!

Ci tenevo tantissimo a vederli in azione a ridosso dell’uscita di Rave Tapes, ultimo loro album, con giudizi non esaltanti da  parte dei fans della prima ora rispetto a capolavori ormai indiscussi come i precedenti album “Happy songs….” e “Rock Action”.

Ed eccomi alla Cavea dell’Auditorium di Roma pronto per ascoltare il gruppo scozzese e a farmi travolgere dal muro di suono creato dalla band.

Il palco è pieno di amplificatori e di testate a valvole, pedaliere con una miriade di distorsori e di delay che fanno presagire quello che succederà appena le luci si spegneranno per dare inizio allo show.

L’inizio, poco dopo le 21, invece, è molto soft, atmosfere pacate in un continuo crescendo di suoni e di note ….

La musica è bellissima ed il pubblico sulle parti a bassissimo volume aiuta con un silenzio perfetto a non rompere la magica atmosfera delle canzoni (abbiamo ascoltato in religioso silenzio).

Il live set inizia con l’opener “Heard About You Last Night” che è anche il brano d’apertura di “Rave Tapes” (loro ultimo album) e la magia del tipico suono “Mogwai” (post-rock di altissimo livello) si espande tra il pubblico accorso in massa questa sera.

La scaletta prosegue con brani che alternano pezzi dagli album precedenti con quelli più recenti ricchi di atmosfere “romantiche” e  riffs di chitarra ossessivi  come nel caso di a Friend of the night. In alcuni pezzi alla band si aggiunge anche Luke Sutherland al violino e alle percussioni che contribuisce a rendere ancora più emozionante e caldo il wall of sound aspro e granitico del gruppo.

Via via seguono in una esecuzione al limite della perfezione musicale “Take me somewhere Nice”, “Mastercard”, “Werewolf”, “Xmas Steps”, “Rano Pano”, “Helicon 2”, “Deesh”, “Remurdered”, “Hunted by A Freak” e “Mogwai Fear Satan”, che chiude il set con le sue bordate distorsive delle chitarre all’apice della loro potenza sonora, irresistibile e magnificamente potente.

Paradossalmente il suono al massimo del feedback e della distorsione tipica dei tre chitarristi è straordinariamente “pulito”, emotivamente coinvolgente e controllato. Anche il lavoro alla batteria (a parte un problema con i pads elettronici che non sono entrati)  di Martin Bulloch è preciso e insostituibile nella costruzione del suono “Mogwai” .

Giusto il tempo per richiamarli a gran voce per il bis che non si lascia attendere ed ecco che, contrariamente a quanto di solito succede per i concerti alla Cavea dove il pubblico assiste comodamente seduto, il pubblico riduce lo spazio e arriva sotto al palco, in una sorta di abbraccio e di fusione con la band che accetta di buon grado e regala i due brani conclusivi : “Helicon 1” e “Batcat” che spazzano via tutti i dubbi, se mai qualcuno ne avesse avuto modo di averne, sulla capacità dei Mogwai di frantumare le barriere del suono con i micidiali feedback infiniti e ultra distorti delle chitarre.

Le foto sono di Pasquale Colosimo

Giuseppe Bellobuono

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