SINEAD O’CONNOR “I’m Not Bossy, I’m The Boss” Nettwerk Music Group 2014

Sinead O'Connor

Sinead O’Connor, sin dalle sue prime apparizioni, ha spesso utilizzato la provocazione (a volte non solo artistica) per catturare l’attenzione del pubblico pur senza necessità considerato che i dischi sinora pubblicati sono stati in gran parte di ottima fattura.

Irlandese dotata di una voce quasi inconfondibile, giunta a 47 anni ed all’uscita del suo decimo disco non rinuncia a provocare di nuovo i propri fans sin dalla copertina di questo nuovo “I’m not bossy, I’m the boss”. “Inizialmente volevo utilizzare un titolo diverso e cioe’ ‘The Vishnu Room’, ma qualche mese fa quando ho visto la frase ‘I’m Not Bossy, I’m the Boss’ e seppi della campagna Ban Bossy, mi e’ sorto il desiderio di rinominare l’album, dal momento che la campagna di Sheryl è terribilmente importante. (…) Mi sono resa conto che era troppo tardi per cambiare il titolo dell’album perché era già in stampa. Ma la scorsa settimana, quando la casa discografica ha ricevuto gli scatti promozionali hanno chiesto se potevano cambiare la cover prevista con quella attuale e questo mi ha dato l’opportunità di cambiare anche il titolo”.

E se il titolo, che tradotto suona come “Non sono autoritaria, sono il boss”, gia’ stride con l’immagine che abitualmente ci siamo fatti di Sinead, di certo chi la conosce non puo’ che rimanere perplesso di fronte alla foto di copertina che la ritrae in una tuta di latex e parrucca come una sorta di icona sadomaso ben lontana dal suo classico look hippie e testa rasata.

Tra le molte interpretazioni che sono state formulate per spiegare questa nuova immagine siamo piu’ propensi ad appoggiare quella che la riconduce allo stile adottato da molte cantanti pop di questi ultimi anni con le quali Sinead O’Connor non ha rapporti molto felici (basti pensare all’ultima polemica sorta con Miley Cyrus) . In effetti, osservando il video del primo singolo “Take to the church” quasi a metà canzone Sinead si libera di questa nuova maschera e torna alle sembianze reali quasi a riaffermare che alla fine cio’ che conta e’ la musica piu’ che l’immagine.

Purtroppo pero’, ascoltando “I’m not bossy, I’m the boss” ci rendiamo conto che il livello della produzione discografica è al di sotto delle aspettative (almeno delle nostre) ed anche la presenza di Brian Eno alle tastiere non migliora .il risultato complessivo. Un album che potremmo definire bipolare, con brani che strizzano l’occhio al grande pubblico alternati ad altri con atmosfere piu’ ricercate.

“Take me to the church” con un testo tutt’altro che accomodante (“Non voglio più cantare canzoni d’amore / non voglio più essere quella ragazza / non voglio più piangere / non voglio più morire / Portami in chiesa / ho fatto tante cose cattive, cose che fanno male / portami in chiesa / ma non in quelle che fanno del male”) e’ un brano pop rock piacevolissimo (e non a caso è immediatamente entrato nella classifica “Hot Rock Songs” di Billboard) ma molto dejà vu.

Sinead O'Connor“Dense Water Deeper Down” e’ un’altra ballata rock che ricorda a tratti i Fleetwood Mac ed a tratti le Bangles cosi’ come la successiva “Kisses Like Mine”.

Ma non fatevi trarre in inganno: accanto ad episodi di puro pop rock ci sono piccoli gioiellni. E prima tra tutte “James Brown”, con Sean Kuti al sax e Brian Eno al basso che contribuiscono a creare sonorita’ funk che bene si amalgamano con la voce di Sinead. “Where have you been” e’ un’altra traccia che si eleva sulle altre: suoni vagamente rock anni Ottanta che non vi abbandoneranno facilmente.

Da non trascurare anche “The Vishnu room”, con suoni quasi minimalisti per non “disturbare” la parte cantata che raggiunge momenti di rara intensita’ oppure “Harbour”, che narra una storia di violenza nei confronti di una ragazzina, e “Good Reason”, che mescola pop e trip hop.

Ma la vera sorpresa arriva alla fine di questo nuovo viaggio e si intitola “Streetcars” : brano che si colloca nella tipica produzione dell’artista irlandese con Brian Eno alle tastiere e Sinead alla voce. Solo l’essenziale affinchè si possa parlare di “canzone” ma tutto ciò che serve per suscitare immensa emozione in chi ascolta.

Karlo Pulici

TRACKS LIST :

01. How About I Be Me
02. Dense Water Deeper Down
03. Kisses Like Mine
04. Your Green Jacket
05. The Vishnu Room
06. The Voice Of My Doctor –
07. Harbour
08. James Brown
09. 8 Good Reasons
10. Take Me To Church
11. Where Have You Been?
12. Streetcars

CREDITS :

Sinéad O’Connor – vocals, guitar on tracks 2, 3 and 5, bass guitar on track 13
John Reynolds – drums, keyboards and programming
Clare Kenny – bass guitar
Graham Kearns – guitars
Graham Henderson – keyboards
Brook Supple – acoustic guitar
Tim Oliver – keyboards
Rubert Cobb and Fred Gibson – trumpet
Caroline Dale – cello
Justin Adams – guitar
Seun Kuti – saxophone
Ruby Reynolds – piano
Brian Eno – keyboards

Produced by John Reynolds.

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