NANDHA BLUES Southern Rock Blues da Aosta – Intervista a Max Arrigo

Tra i gruppi blues che stanno rinvigorendo la scena italiana i Nandha Blues non passano certo inosservati. Classico trio chitarra, basso e batteria con una passione viscerale per il southern rock ed il rock/blues di fine anni settanta, un album d’esordio uscito nel 2013 intitolato “Black Strawberry Mama”, che gia’ dalla copertina non lascia adito a dubbi sulla musica contenuta, distribuito a livello internazionale dalla Grooveryard Records e la necessaria quantita’ di chilometri macinati sulla strada per diffondere la loro musica (tra l’altro annoverano al loro attivo anche una mini tournee in USA) oltre ad una notevole carica durante i concerti live ci hanno indotto ad approfondire la storia della band con Max Arrigo, chitarrista del gruppo.

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Ma prima di proporvi l’intervista vorremmo invitarvi a visitare il sito ufficiale dei Nandha Blues http://www.nandhablues.com dove troverete i loro video e potrete ascoltare alcuni loro brani. Se amate il genere ed ancora non conoscete il gruppo sara’ una piacevolissima sorpresa.

Come e’ nato il gruppo Nandha Blues e quali sono stati gli artisti a cui vi siete ispirati ?

Nandha Blues nasce ad Aosta nel 2010 arrivavamo tutti e tre da esperienze musicali molto simili: io dai Voodoo Lake una band di southern Rock torinese con 2 album all’attivo mentre Giulio e Paolo dai Sannidei un gruppo di Aosta con sonorità riconducibili ai Free e ai Cry of Love. I gruppi ai quali ci ispiriamo sono quelli che amiamo di più cioè gli Allman Brothers, i Black Crowes, I Free, Lynyrd Skynyrd, North Mississippi Allstars, Gov’t Mule, Derk Trucks band etc.. Un chitarrista che mi ha insegnato molto è Joe Pitts da Little Rock Arkansas

Il vostro disco d’esordio “Black Strawberry Mama” , a partire dalla copertina, ha evidenti richiami al periodo musicale di fine anni settanta. Non vi sembra un po’ limitativo crearvi una sorta di etichetta che rimanda a un periodo storicamente molto importante ma oggi un po’ superato ?

Per una band come i Nandha che ha bisogno di farsi conoscere e ampliare il proprio pubblico è importante che dia delle indicazioni precise ai potenziali acquirenti. Per quanto mi riguarda prima di comprare un disco di una band che non conosco cerco di trarre informazioni anche subliminali dalla cover. E’ sicuramente un approccio che deriva da lontano, quando la musica non era scaricabile da internet e quindi il primo ascolto lo facevi a casa dopo aver speso i soldi…..non potevi sbagliare, Non credo che gli anni 70 siano superati sono ancora un riferimento importante per la musica moderna.

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Abbiamo avuto molto di ascoltarvi durante il festival blues che si e’ tenuto al Bloom di Mezzago a inizio ottobre ed il vostro spettacolo e’ molto coinvolgente. Come vedete la scena blues italiana ?

Ti ringrazio! la scena blues italiana e molto ricca e molto apprezzata anche all’estero. Purtroppo ci sono più musicisti che pubblico in questo ambito rispetto a 10/15 anni fa, ma ci sono comunque dei segnali di ripresa.

Classica domanda di rito. Musica e internet spesso entrano in conflitto se non altro per ragioni legate al copyright. Che importanza attribuite ad internet per la diffusione della vostra musica ? Tra l’altro abbiamo visto che avete un sito molto ben fatto ed un vostro canale anche su Youtube.

Le rete e fondamentale e permette un’esposizione a livello mondiale incredibile, impensabile in tempi passati, ha però sicuramente abbattuto le vendite dei cd. Quello che si sta notando ora è la ripresa della vendita del vinile, ciò mi riempie di gioia e probabilmente per il secondo album dei Nandha useremo questo supporto.

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Negli ultimi anni si sta assistendo all’apertura di vari locali un po’ in tutta Italia che offrono spesso spettacoli di musica live dando ai gruppi un’opportunita’ in piu’ per farsi conoscere. Qual’e’ la vostra esperienza in proposito?

Rispetto a qualche anno fa ci sono più clubs disposti ad ospitare bands non locali e soprattutto che eseguono brani originali, ciò permette ai gruppi di diffondere la propria musica. Per molto tempo le Tribute Bands hanno dominato la scena a sfavore della creatività, adesso mi sembra che ci sia la giusta attenzione per chi “osa” cimentarsi con materiale di propria composizione.

Karlo Pulici

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