Intervista a DAVIDE BUFFOLI: da Varese sulle strade del rock

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Continuiamo il nostro viaggio destinato a farci conoscere i nuovi (ma solo perche’ non ancora abbastanza famosi) artisti della scena indipendente italiana che si rifanno all’American roots, al rock stradaiolo e che dalla loro parte hanno una consistente attivita’ live . Davide Buffoli, originario di Varese, incide il suo primo album “Screamin’ Like a child” nell’ormai lontano 2002. Per la promozione del disco inizia una lunga serie di concerti che lo porteranno anche a condividere il palco con nomi illustri della scena rock americana come ad esempio Elliott Murphy o Greg Trooper e ad altrettanti nomi di spicco italiani tra cui Davide Van De Sfroos e la Treves Blues Band.

Si dovra’ attendere la fine del 2010 per il suo nuovo cd . “Prices”, disco molto curato in fase di produzione che risente delle influenze americane da Tom Petty a John Fogerty , propone un rock molto accattivante e brani come l’iniziale “Sleeping when the birds are singin’ “ o “New Generation” da sole basterebbero a giustificare l’acquisto di questo disco. Ma lasciamo che sia lo stesso artista a raccontarci la sua storia.

1) Partiamo dagli inizi…come ti sei avvicinato al mondo della musica e quali sono state le tue prime esperienze?

Sono cresciuto ascoltando buona musica fin da piccolo grazie a mio padre, che faceva girare costantemente i propri vinili sul piatto, e cosi anche se le mie attenzioni erano rivolte più ai Lego o alle Action-Figures l’aria si colorava di note…Willie Nelson, Ry Cooder, Warren Zevon, Jackson Browne…e le mie orecchie anche se inconsciamente non potevano che assimilare quei suoni, quella magia. Poi tutto è iniziato veramente a 14 anni, con i miei primi acquisti in vinile, e subito dopo in Cd…i primi che uscivano…era l’inizio degli anni ‘90…e quell’ondata fresca di nuovo rock che attingeva nelle radici e nella musica d’oltreoceano anni ‘60-’70…si è impadronita di me e la chitarra da allora è stata mia compagna. Più o meno intorno ai 16 anni ho iniziato ad esibirmi dal vivo con un trio country, i “Chuck Hobo’s Brothers” di Chris Di Bartolo, un caro amico al quale sarò sempre grato per aver creduto in me e avermi dato spazio cosi giovane. Poi ho suonato come chitarrista nei Groovers e negli Apple Pirates, band con diversi cd all’attivo, con le quali ho avuto modo di fare ulteriore esperienza in studio di registrazione e numerosi concerti in giro per l’Italia. Nel frattempo scrivevo le mie canzoni e le cantavo, l’esigenza di proporle in giro era sempre più forte e così è iniziato il mio percorso come songwriter oltre che di chitarrista.

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2) Hai all’attivo due dischi pubblicati ad una certa distanza uno dall’altro. Ci puoi raccontare quali differenze ci sono tra i due album?

Screamin’ Like A Child”, il mio primo album, era nato da diverse sessions in differenti studi e con un budget limitatissimo tanto che avevo usufruito di alcune ore di registrazione vinte ad un concorso insieme alla mia band. Ero molto giovane ed ero alla mia prima esperienza anche in veste di produttore. Alcuni aspetti tecnici avrei voluto fossero curati meglio ma so di aver fatto il possibile e alla fine oggi come oggi non lo cambierei di una virgola, perché è figlio di quel periodo della mia vita dove prevaleva l’istinto a qualcosa di più studiato, come “Prices”, il mio secondo cd. Una piccola odissea. Quattro anni di lavorazione, questa volta in un unico studio, quello di un altro caro amico, Stefano Lucato, una delle persone più talentuose che abbia mai conosciuto.

Le sue incredibili conoscenze musicali e tecniche mi hanno aiutato a portare a termine un album curato (nei limiti del possibile) in ogni suo aspetto. Ho atteso diversi anni dopo “Screamin’ Like A Child” prima di registrare materiale nuovo, il motivo principale era che volevo usufruire di un budget più consistente e aspettare di trovare la persona giusta con la quale lavorare, alla quale affidare le mie canzoni.

3) Dalla tua biografia si legge che hai condiviso il palco con importanti artisti internazionali quali Elliott Murphy, Greg Trooper e Butch Hancock oltre a musicisti italiani di tutto rispetto come ad esempio Massimo Priviero, Davide Van De Sfroos, The Gang e Fabio Treves. Qual’è la sensazione che si prova a suonare insieme ad artisti come questi e cosa rimane dopo il concerto?

Stare sul palco con tutti questi grandi, così vicini come intenti tra di loro anche se differenti musicalmente è stato per me sicuramente motivo d’orgoglio oltre che un piacere. Ogni volta che condividi un’esperienza con un altro artista ti rimane sempre qualcosa, perché oltre alla musica è un bellissimo scambio di pensieri su tutto quello che ti circonda, si incrociano storie di vita, apri gli occhi e impari a guardare il mondo da diverse angolazioni, sono piccole lezioni che ti fanno crescere sia come persona che come artista.

4) Negli ultimi anni il mercato musicale sta cambiando. Si vendono sempre meno cd e si cerca di recuperare con i concerti live. Che difficoltà si incontrano quando si cerca di suonare dal vivo in Italia?

Purtroppo a mio parere, ma credo che la stragrande maggioranza dei miei “colleghi” sarà d’accordo con me, in questo periodo è più che mai difficile suonare dal vivo, oltre che produrre e pubblicizzare i propri cd. Se non si ha una casa discografica alle spalle e si cerca di portare avanti il proprio discorso musicale con dignità, suonando e cantando quello in cui si crede veramente, senza farsi manipolare da produttori e discografici che lavorano nei piani alti e che attuano strategie ben collaudate per vendere quello che (loro pensano, perché sono loro che tirano le fila) possa andare, possa piacere alla massa, allora diventa quasi impossibile emergere, oppure semplicemente (e non è per nulla poco, anzi!) vivere di musica. I talent shows sono una delle pricipali rovine della musica in Italia, dove ad un giovane non si insegna un mestiere e si aspetta che questi cresca e trovi la sua strada ma gli si offre una sola via, più veloce ma ambigua, dove l’apparire è più importante della sostanza; vedo e sento in giro sempre più showman e showgirl piuttosto che veri artisti, con delle radici ed una propria storia alle spalle. E da noi per contro anche chi è appassionato di buona musica, la cosiddetta nicchia, è spesso troppo legata ai grandi artisti del passato, agli stranieri, considerando i musicisti italiani e le nuove leve, anche se valide, una copia, una seconda scelta.

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5) Inevitabile una piccola parentesi sull’importanza di Internet per la musica. Per quella che è la tua esperienza ritieni che la rete sia un valido mezzo per promuovere la propria musica? Ho notato che sia il tuo sito internet che il tuo canale ufficiale su Youtube sono molto curati così come la produzione dei tuoi video.

ti ringrazio!

Il sito ed il canale YouTube li curo io personalmente, sono davvero poco ferrato in fatto di computer e grafica digitale ma per fortuna hanno creato dei layout preimpostati da usare come base per siti internet (terminologia appena “googleata” ) e così sono riuscito a creare il mio e ad aggiornarlo da solo. I video ufficiali invece sono stati concepiti e girati da mio fratello Mattia, lui lo fa di mestiere, insieme a quello di fotografo, per cui la scelta non poteva che cadere su di lui!

Credo che la rete sia solo un mezzo come altri per promuovere la propria musica, sono convito che ci abbia portato tutti a non poterne fare a meno, ci ha obbligato ad avere bisogno di lei per far vedere che esistiamo, a ricevere informazioni velocemente ma ad assimilarne poche, e ha aiutato la quantità a prevalere sulla qualità. Su Youtube i video più visualizzati sono quelli con la stupidata “geniale” o con la tragedia “più originale” del giorno…mentre quelli veri, validi, che sia musica o altro…neanche l’ombra, devi andare a cercarteli…ma devi sapere cercare.  Per quel che mi riguarda non è cambiato nulla, anzi, suonavo comunque quando non esistevano neanche i cellulari, il resto è solo un cambiamento che ci hanno imposto, ci impongono e ci imporranno, l’unica libertà è quella di cercare di guardarne i lati positivi, è difficile lo so, ma ci si può lavorare su.

Davide Buffoli Official site

Karlo Pulici

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