THANKS GOD…: I PINK FLOYD LEGEND ESISTONO !!!

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Estate di molti anni fa, sole, montagna l’amico Emilio ed io sdraiati su di un prato al sole iniziamo a fantasticare nel cazzeggio più totale… “ Ehi, ma se organizzassimo un concerto dei Pink Floyd qui in Val Ferret ? “ uno butta  l’esca… l’altro “abbocca”, è fatta: siamo lanciati in un progetto “fantastico” dove proviamo a delinearne i confini.

“Dove metteremo il palco ?” “Sicuramente di fronte alla catena di montagne più alte d’Europa…” “Pensa ad ascoltare le note iniziali di Gilmour in “Shine on your crazy diamond”… proprio mentre la luce della luna invade la valle illuminando le Grand Jorasses … “ “…oppure la suite di “Atom heart mother” o ancora l’immensa onda sonora dell’assolo di  “Another brick in the wall” scorrere per tutta la Valle !!! “Dovremo vendere biglietti  e transennare ?” “Nooo sarà un concerto gratuito… qualcuno penserà a pagarne i costi…”  “l’importante è che vengano qui a suonare! In fondo hanno suonato da tante altre parti, qui potrebbe essere un concerto memorabile per noi  e per loro …”

La fantasia dell’organizzazione di questo concerto diventò il gioco tormentone di quella estate (e non solo), arricchendosi sempre più di particolari impossibili… inutile dire che il progetto non ebbe mai seguito e restò solamente un ricordo divertente. Non solo non organizzai mai il concerto dei Pink Floyd in Val Ferret, ma quel che è peggio, non riuscii mai a sentirli dal vivo, nemmeno nel lontano 1989 quando suonarono all’autodromo di Monza durante il Tour europeo “Another Lapse”.

Anno domini 2005. Roma. In una mattina di un giorno imprecisato, in un mese non pervenuto Andrea (Fillo) si sveglia, ancora  un po’ intontito dal sonno si da una sciacquata al viso per riprendersi, si guarda allo specchio e… improvvisanmente, forse complice la spadellata di funghi nostrani ingurgitata la sera precedente ed adeguatamente annaffiata,  prende a parlare con se stesso: “Sono Andrea, Andrea Fillo ma da oggi chiamatemi David… David Gilmour anzi no “Filmour” …. “ Alla stessa ora in differenti zone di Roma accade quasi la stessa cosa ad altri 3 ragazzi… Il destino dei Pink Floyd Legend è ormai segnato…Forse non è andata proprio cosi… ma a me invece piace pensarlo.

L’intervista

Fabio Castaldi ovvero voce-basso, Andrea Fillo chitarra elettrica ed acustica, Alberto Maiozzi batteria e percussioni  ai quali, come si legge nel sito ufficiale della Band, si aggiungerà nel  2011, il tastierista Simone Temporali  compongono gli attuali Pink Floyd Legend, gruppo ufficialmente attivo dal 2005, ma in realtà singolarmente, alcuni di loro, avevano già  iniziato a suonare in tribute band dedicate ai Pink Floyd e non:  come dire quattro musicisti che si sono ritrovati tutti ad avere, unici al mondo, lo sconosciuto cromosoma PF a causa del quale l’unico modo per essere  musicalmente appagati è quello di  suonare la musica dei blasonati Pink Floyd… Stikxxx…. direbbe il mio amico Emilio (sempre lui) !!!

I Pink Floyd Legend sono certamente una delle più interessanti “tribute band” del panorama musicale italiano, come dice il nome stesso interamente votati alla magia siderale del fluido suono pink-floydiano. Il progetto di questa Tribute Band è ambiziosissimo, non si tratta infatti semplicemente  di suonare cover dei Pink Floyd, bensì è quello di un gruppo di affiatati ed eccellenti musicisti che decide di dedicarsi con certosina pazienza a riprodurre sul palco la musica, il suono, le luci, gli audiovisivi e quant’altro occorra per far (ri)vivere al pubblico “l’esperienza Pink Floyd”  ovvero lo show di una delle più famose Band al mondo. E’ proprio da questo concetto che inizia una piacevoilissima intervista telefonica a Fabio Castaldi, il Roger Waters italiano e frontman del gruppo:

“Ciao Fabio la mia prima domanda può sembrare banale, ma è una mia grande curiosità: quale strano meccanismo mentale vi è scattato in testa a tutti e quattro per portarvi a scegliere di diventare la Tribute band di una Band cosi leggendaria e famosa ?

“Sicuramente alla base di tutto c’è, come ovvio, una smisurata passione per i Pink Floyd, una Band che ha fatto la storia della musica, in secondo luogo misurarsi con loro è un qualcosa di straordinario perchè per qualsiasi altro gruppo ci si potrebbe fermare a suonarne la musica mentre invece per i Pink Floyd è una bella sfida perché si tratta di eseguire un  vero e proprio show  a 360 gradi che coinvolge l’aspetto musicale, la scena, le luci, quasi fosse uno spettacolo teatrale quindi è stato anche questo il motivo che ci ha spinto:  la sfida per realizzare qualcosa di molto complesso ed articolato.  Questo ha anche comportato,  da quando ho iniziato questo viaggio nella musica dei Pink Floyd,  la ricerca “dell’ all star band floydiano” cercando di trovare tutte le persone che corrispondessero perfettamente al proprio corrispettivo originale, non a livello di clonazione becera ma che fossero anche disponibili  per la ricerca di tutti quei dettagli che potessero immergerci in un discorso floydiano:  Andrea (ndr. Fillo) è uno di questi, colui che veramente è andato alla ricerca di ogni minimo particolare per riprodurre il suono floydiano: cercando suoni e  chitarre dei differenti periodi musicali dei Pink Floyd, dalla Telecaster usata in “Animals”, alla Fender Stratocaster rossa degli anni ‘80 alla classica Black Strat “Signature Gilmour” Custom Shop, senza dimenticare la Fender Strato “palettona” usata in Live at Pompeii. Il tutto arricchito da una marea di effetti e pedali per arrivare al suono perfetto. Tutto questo si è rilevato essere l’elemento fondamentale per la nostra Tribute Band.

Chiedo a Fabio: “sei/siete soddisfatti della qualità del suono che avete raggiunto ?

Siamo collegati telefonicamente e non posso quindi vederlo, ma  “sento” nelle parole di Fabio un sorriso carico di soddisfazione e conferma: “Adesso si, siamo felicissimi, siamo soddisfattissimi e ascoltando le nostre registrazioni non perdo mai la voglia di riascoltarle ed è una cosa bella per un musicista. Sento che tutto è “tondo” ed è proprio quello che abbiamo sempre voluto fare ed è anche molto del sound degli anni ’70 dei Pink Floyd e ci tenevamo molto a tirarlo fuori. Chiaramente non è, mancando Roger Waters,  il sound degli anni successivi di “Momentary lapse of reason”, ma ci tenevamo molto a raggiungere questo risultato.  Infatti , ad esempio, quando suoniamo l’ultimo brano di Endless River (ndr. l’ultimo disco dei Pink Floyd uscito da pochi mesi,  confezionato con materiale inciso nel 1993/94 e quindi dopo l’abbandono di Roger Waters avvenuto nel 1985) in “Louder than words” suono il basso con il sound che avrebbe impresso Roger Waters stesso e non il bassista Guy Pratt che ha partecipato alle registrazioni! (ndr: sarà molto contento di questo lo stesso Roger Waters che, al giornalista che gli chiedeva un giudizio sull’album, sembra abbia risposto: “ Non lo ascolterò. Non ho più a che fare con loro !”).

“Nel vostro Tour 2015 presentate un concerto celebrativo dei 40 anni (ndr 42 per la precisione) dall’uscita di “Dark Side of the Moon”. Avete avuto particolari difficoltà nel metterlo a punto, non tanto per la parte musicale, quanto forse per quella scenografica ?”

“Certamente si tratta di un album importante e la preparazione deve essere fatta al meglio, chiaramente lavorando da tanto tempo insieme  abbiamo messo a punto il tutto senza grandi difficoltà. “Dark side of the moon” è un album completo, ha tante parti strumentali, ha tanti strumenti che suonano tra cui il sax, tre coriste, percui è un disco non facile da assemblare e poi abbiamo ovviamente dovuto aggiungere gli effetti speciali, luci, i video e quant’altro.

“A proposito di luci, effetti speciali e video avuto avuto un supporto ufficiale dalla Band per la preparazione di questo concerto?”

“No, guarda siamo nel 2015 e possiamo dirlo tranquillamente: è abbastanza facile con la tecnologia  attuale.  Guardando “ i live” abbiamo cercato di imitare al meglio le dinamiche delle luci e degli effetti. “

“ Quando salite sul palco chi sei, ti senti il Roger Waters italiano?”

“ Si, per suonare questa musica devi comunque immergerti nella parte, devi entrare nel personaggio, per poi riuscire ad esprimere e suonare ed interpretare il tutto al meglio. Questo vale per me, ma anche per gli altri musicisti del gruppo. Non ti dico che ragioni come lui (ndr. Roger Waters)  però a volte vengo tacciato dagli altri di essere un pò “rompiscatole” proprio come Roger Waters, con un suo filone malinconico e rabbioso, sensazioni che devi sentire dentro per poterle esprimere.

“In generale avete avuto un supporto, ufficiale od ufficioso da parte dei Pink Floyd ?”

“Ti direi un bugia se ti dicessi il contrario: non c’è nessuna Tribute Band dei Pink Floyd nel mondo ad avere un supporto  nè diretto nè indiretto da parte della Band. Cosa che invece avviene con altre Tribute Band e Band ufficiali quale ad esempio, quella degli U2, dove la loro Tribute Band “Achtung Babies”, a volte, sostituisce gli stessi U2 nelle presentazioni ufficiali. I Pink Floyd sono molto schivi e non appoggiano nessuna band: abbiamo avuto al momento il piacere di incontrare Roger Waters ad Anzio (ndr: in occasione dell’anniversario dello sbarco ad Anzio) gli abbiamo anche chiesto se voleva unirsi alla Band durante il nostro concerto, ma ha declinato l’invito dicendo che la sua presenza all’evento era esclusivamente per motivi personali.

Un altro personaggio che abbiamo incontrato è Durga McBroom (ndr. la cantante è attualmente in tournee con con i Pink Floyd Legend).  Siamo soddisfatti di questo.

A questo punto occorre spiegare il motivo della presenza di Waters ad Anzio: Eric Fletcher Waters, padre di Roger, prende parte all’ omonimo sbarco del 1944, durante il quale purtroppo morirà nei pressi di Aprilia ucciso dai soldati nazisti. Roger non conoscerà mai suo padre (aveva solo 5 mesi quando morì)  e questo tragico episodio influenzerà molto il suo carattere, i testi e le musiche delle sue composizioni che spesso gli offriranno prestesto per prendere posizione contro gli orrori della guerra. Alla  memoria del padre dedicherà anche il brano “When the tiger broke free” contenuta solo nella seconda edizione di “The Final Cut”.  “The final cut” ultimo album con Roger Waters in formazione (ma senza il batterista Richard Wright allontanato da Waters per divergenze) è quasi completamente monopolizzato dallo stesso Waters , un disco molto intimista, dove il ricordo del padre è in ogni nota, il suono è molto diverso, e  non ha quasi nulla a che fare con il lavoro fatto dalla Band nei dischi precedenti.

Chiedo a Fabio di dirmi qualcosa di più del “Seminario Final Cut + acoustic set” che per l’appunto i Pink Floyd Legend hanno tenuto ad Anzio:

“Lo sbarco ad Anzio è stata l’idea ispiratrice per Roger Waters per la realizzazione di “The final cut” un disco pacifista, dedicato al padre scomparso e per questo motivo abbiamo pensato, in occasione di questo evento di Anzio e dell’assegnazione della cittadinanza onoraria a Waters, con il giornalista Paolo Bardelli, di organizzare un seminario per spiegare al pubblico, il contenuto dell’album riarrangiando i pezzi in chiave acustica, sostituendo ad esempio il violoncello alle voci e commentandone i testi, facendo delle cose per noi abbastanza inusuali, ma ce l’abbiamo fatta.

“Fabio adesso facciamo un gioco: devi scegliere 5 pezzi (ovviamente che non siano dei Pink Floyd) da suonare in un vostro showcase… :

“Mamma mia… allora sicuramente suonerei “Hotel California” degli Eagles, un pezzo straordinario che ho proprio nell’anima, poi suonerei “The House of rising sun” degli Animals, quindi gli U2 con “With or without you” e poi dei Police, altro gruppo straordinario… qui non so avrei un po’ di dubbi nella scelta… diciamo.. “Walking on the moon” no, aspetta scelgo “Roxanne”!

A tal proposito suggerisco a Fabio di ascoltare “The house of rising sun” nella versione dei Frijid Pink, gruppo psichedelico di Detroit che nel 1970 con questo pezzo conquistò la settima posizione nelle classifiche di vendita de “The Billboard Hot 100”.  Credo che anche i Pink Floyd di quei tempi (con Syd Barret a bordo) l’avrebbero suonata in una versione molto psichedelico, simile a quella dei Frijid Pink.

“Caro Fabio siamo in dirittura finale e prima di concludere la nostra chiaccherata dimmi, ovviamente, quali sono i vostri programmi per il futuro”.

“Ogni anno con grande piacere proponiamo live “Atom heart mother” e stiamo rimontando la suite. L’abbiamo proposta nel 2014 l’ultima volta a Roma  con 100 coristi, 15 elementi d’orchestra, un grande

spettacolo. Poi per il prossimo anno il programma futuro che stiamo cercando di capire come fare e del quale stiamo mettendo insieme i pezzi  è “The Wall”. Come avrai capito e come ha intuito il  nostro pubblico noi siamo molto fedeli alla riproduzione scenografica quindi vogliamo arrivare a rappresentarlo  con tutto ciò che serve per farne veramente uno spettacolo senza precedenti.

“Quindi se non avete ancora suonato il concerto completo di “The Wall” è per questo motivo?”

“Si, è l’ultimo spettacolo che vogliamo rifare, guarda noi siamo stati i primi al mondo a proporre una performance live  di  “The final cut”, abbiamo riproposto il tour di “The animals”, abbiamo suonato “Dark Side of the moon”, “Atome heart mother”, abbiamo anche suonato il “Live at Pompeii, che ora mi piacerebbe organizzare in un qualche bel sito archeologico, manca solo “The Wall”, che faremo quando sarà tutto perfetto!”

Non posso esimermi  dal fare a Fabio un’ultima domanda …un po’ gossip, da grande appassionato “della Rossa”: “Avete mai chiesto a Nick Mason di farvi fare un giro sulla sua collezione di Ferrari ?(ndr. per inciso Nick Mason è un appassionato di auto e possiede una preziosissima collezione con alcune chicche di Ferrari da competizione di grandissimo valore e pregio).

Ride e ribatte “Guarda di tutti i Pink Floyd, anche a detta di Durga, (ndr McBroom) Nick Mason è il più disponibile ed è molto simpatico… per cui non è detto che si possa fare. “

Il concerto.

Si parte con qualche, doveroso, minuto di ritardo sulle fantastiche note di “In the flash”, brano di apertura dell’opera “The wall” e la scelta  non poteva essere migliore  e fa  da preludio a quello che si rivelerà un grande show di altissimo livello! Un “muro” di suono  e luci, potente, scandito dalla chitarra di Andrea Fillo, assecondato da  quella di Paolo Angioi, dal basso e dalla voce di Fabio Castaldi, le tastiere di Simone Temporali, dalla potente “macchina da guerra” di Alberto Maiozzi alla batteria e dalle magiche voci delle coriste Martina Pelosi, Giorgia Zaccagni e Sonia Russino. Al termine del brano il pubblico è talmente sorpreso ed estasiato che fatica a riprendersi, applaude incredulo, solo perché l’esecuzione è terminata.

Ma non c’è un attimo da perdere e una dopo l’altra ecco arrivare “One of these days” con il basso martellante di Fabio che con la voce  filtrata elettronicamente, in modalità “Iron Man” promette”…on of these days I am going to cut you in little pieces” e le note siderali delle tastiere di Simone a sottolinearne il ritmo.

“The happiest days of our days” resa famosa dall’audio dell’ elicottero in volo… mantiene il ritmo incalzante della Band che ormai ampiamente scaldatasi vola alla grande irrorando la platea di “floyd experience”. “Un altro mattone nel muro …Another brick in the wall” ed ecco ergersi sul palco un gigantesco e segaligno pupazzo “The Teacher” al quale il coro da un benvenuto con l’oramai famoso gingle “Teachers leave them kids alone… “ suono perfetto, effetti speciali e luci idem ed i Pink Floiyd Legend sono sempre più Floyd.

Dopo questa tempesta di note , la liquida e fluida “Shine on your crazy diamond ” una sorta di approdo mentale dove rifugiarsi momentaneamente, brano che cresce lentamente, progressivamente fino a raggiungere l’apice con l’arrivo sul palco, sottolineato con un caloroso applauso del pubblico,  della regina Durga McBroom della cui presenza nel tour i Pink Floyd Legend vanno molto fieri ed orgogliosi.

Durga McBroom-Hudson è infatti un personaggio molto importante nella storia dei Pink Floyd: Durga “Lady Pink Floyd” inizia la propria collaborazione con i Pink Floyd in qualità di vocalist nel lontano 1987 e sarà con loro sul palco fino all’ultimo concerto live della Band. Non solo, ma prende anche parte alle incisioni nei dischi in studio. Per questo motivo avere Durga on stage è per i Pink Floyd Legend la riprova della bontà del loro lavoro. Durante l’intervista con Fabio Castaldi intuisco anche un’altra cosa: la presenza di Durga è un po’ come  portarsi ai concerti “la zia” …Accenna infatti Fabio che Durga è molto simpatica e durante le pause tra un soundcheck e l’altro  sembra essere molto prodiga nel raccontare i gustosi aneddoti della vita di Roger, Nick, Richard e David cosa che aiuta ancor di più i 4 Pink Floyd Legend a consolidare ulteriormente la propria anima fluida entrando più intimamente nelle rispettive parti.

Svaniscono le note  della corale “Shining” ecco arrivare l’intima “The final cut” l’omaggio di Roger Waters al padre, una denuncia contro guerra e violenze, magistralmente interpretata da Fabio Castaldi a voce e basso.

Gli  effetti sonori di una bucolica campagna introducono “Sheep” ultimo brano dell’album “Animals” ed anche ultimo brano della prima parte del concerto. …e come nella miglior tradizione Pink Floyd ecco volare  sul palco l’inmancabile maiale gigante!

Come detto l’attuale Tour dei Pink Floyd Legend ha come tema principale quello di celebrare la pubblicazione di “The dark side of the moon” avvenuta  40 anni fa“circa”: più precisamente il 1 marzo 1973 in USA e d il 24 dello stesso mese in Inghilterra.

La seconda parte è dedicata  quindi a “Dark side of the moon” e viene introdotta  dalla proiezione di  una serie di videoclip d’epoca e dei giorni nostri, dove i componenti dei Pink Floyd commentano il lavoro svolto per la realizzazione dell’album, ne sottolineandone le difficoltà incontrate al tempo, dove la mancanza di tecnologia, rendeva estremantente complesse la realizzazione dei suoni la loro  sincronizzazione. L’esecuzione del live di “Dark side of the moon” è impeccabile, il sound perfetto, luci, effetti speciali non manca nulla, come ripeto non ho mai ascoltato i Pink Floyd dal vivo, ma credo a questo punto che la sola differenza la faccia unicamente il diverso aspetto fisico dei musicisti sul palco! Chiudendo gli occhi e andando indietro nel tempo potrei tranquillamente essere a Londra al Rainbow Theatre !!! L’esplorazione dell’altra faccia della luna si evolve fluidamente,in modo ineccepibile… nulla da dire. Uno dei momenti magici viene raggiunto in “Time” un brano che contiene un assolo di voce unico nella storia della musica Rock, un assolo che può stare alla pari con quello di chitarra di Jimmy Page in “Starway to heaven” o di altri storici momenti musicali: il passaggio viene interpretato “ a quattro”: inizialmente Durga prende per mano la minuta Martina Pelosi , una ragazza dalla quale non ci si aspetterebbe una voce cosi potente, è una vera forza della natura che apre il vocalizzo per prima con una performance identica a quella registrata nel disco.  Durga partecipa con la sua possente e meravigliosa voce facendo successivamente intervenire le altre 2 coriste Giorgia Zaccagni e Sonia Russino che non sono certamente da meno della collega: il risultato è eccellente ed il pubblico ormai caldissimo manifesta la propria soddisfazione con applausi a scena aperta.

Brano dopo brano viene eseguito tutto il “live”: uno spettacolo tutto da sentire e vedere. Da sottolineare anche l’ottima performance di Michele Leiss al sax.

I quaranta minuti e spiccioli di “Dark side of the moon” passano in un batter d’ala e siamo (purtroppo) già ai bis.

Di nuovo tutta la Band sul palco e tra un “grazie Milano” pronunciato in Italiano perfetto da Durga McBroom ci presenta “una nuova canzone”: si tratta di “Louder than words” ultimo brano dell’ultimo disco uscito “Endless river” che, ovviamente non è mai stato suonato dal vivo dai Pink Floyd. Si unisce sul palco anche Andrea Arnese alla chitarra, coo-fondatore dei Pink Floyd, ora Video & Audio Maker ed ottimo pluristrumentista. Come ci si può aspettare il finale è un crescendo incredibile che inizia appunto con  “Louder than words” , passa per la meravigliosa “Mother” dove ancora una volta Fabio “Waters” Castaldi da il meglio di se, continua con  “Wish you were here” fino ad arrivare allo strepitoso epilogo di “Confortably Numb”… dove se non crolla il teatro poco ci manca grazie, ancora una volta, alla strepitosa performance di “Filmour” che fa letteralmente “ululare”  tra mille effetti la sua nera Fender Stratocaster. Applausi e standing ovation!

Come ripeto, purtroppo non ho mai visto i Pink Floyd dal vivo: sono sempre stati uno dei gruppi che più avrei voluto ascoltare e vedere, ma così non è stato. Non posso quindi fare nessun genere di paragone, ma s credo sinceramente che quello che ho ascoltato nel concerto dei Pink Floyd Legend sia molto, molto vicino a quanto avrei potuto ascoltare nello show degli originali.

Ci vediamo con “il muro” ragazzi !!!

Have a good one!

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