INTERVISTA AI DUVALIER

 

 

“Come descrivereste il vostro  primo live?”

R: Hahahahaha! Non l’abbiamo fatto con questo nome ed avevamo ancora il bassista.

G: Sette anni fa!

J: Sul nostro primo live insieme ci abbiamo scritto anche una canzone! È stato un disastro…Era la festa di laurea di un tizio che non conoscevamo, eravamo di gran lunga i più giovani là in mezzo e questi, ad un certo punto, hanno avuto la geniale idea di tornare in paese  dicendo che potevamo usare le spine (della birra) ma senza esagerare.

R: Abbiamo fatto il check come capitava anche perché era la prima volta che uscivamo   ed eravamo diciassettenni mentre Luca  quattordicenne  e figurati, ci lasciano  le spine e noi ne abbiamo abusato. Il gruppo che doveva suonare dopo di noi, di cui non facciamo il nome, non ha suonato perché aveva il bassista sotto acidi nel cesso.

J: Io finivo per terra ogni due secondi poi, abbiamo trovato la stanza segreta dove avevano nascosto a torta di laurea, e noi non dovevamo sapere che c’era, eravamo così sbronzi che abbiamo avuto la geniale idea di glassarla a mano  ma per fortuna, mentre stavamo  tirando giù le mutande,è arrivato Luca a salvarci e ci ha fermati prima che la situazione diventasse inevitabile!

“C’è un messaggio dietro al disco “NO SLEEP”? ”

 J:  Beh, sul disco… Sul disco c’è un messaggio che non è un messaggio proprio del disco, ma è un messaggio e basta che c’è sulle grafiche alla fine: “No sleep Set the fire while they are sleeping”, e  boh, abbiamo scelto il nome perché…

G: Beh, un po’ per il cima che c’era mentre si registrava, praticamente c’era sempre uno di noi tre che registrava e l’altro collassato sul divano, spesso anche io mi mettevo lì nel divano, per me era stato veramente impegnativo, sempre sonno.

R: Si, anche perché  abbiamo registrato tutto bevendo  birra da  discount e mangiando i crackers del Billa;  erano proprio i modi con cui andavamo avanti che erano distruttivi. Il disco ha una cosa un po’ più  importante dietro che abbiamo iniziato a pensarci quando è morto Cece e,quasi subito, abbiamo iniziato a ragionare, non tanto per parlare di lui,ma per ricordarlo; dentro c’è un omaggio di  tutti e tre, uno a testa.

J: Più che un messaggio preciso diciamo che è una dedica.

“Come definireste questo disco in quattro parole?”

 G: “Scuro”.

R:”Insonne”.

J: “Onesto”.

“Una motivazione?”

 G: Scuro, non come dire triste però è calmo, pesante e un po’ triste ma ovviamente ci sono anche i picchi di chiarezza in quel cd.

R: Ho detto insonne perché, te lo dico da insonne, ha tante  fasi dell’insonnia.. Nel senso che puoi trovare sia l’ossessione nervosa in pezzi tipo “Third-eye-vision” che, secondo me, da una bella idea di una cosa ossessiva e anche la monotonia pesante e voluta di altre cose un po’ come “Fingertips” e “I just can’t seep” che è stata scritta usando gli accordi  di un’altra canzone e riscrivendo  il testo in studio e, l’abbiamo fatta sovrapponendo discorsi e un sacco di roba; poi c’è roba che non centra nulla con l’insonnia tipo “At least you’ve be loved”. Dopo ci sono un sacco di temi dentro al disco.

J: Io invece ho detto onesto perchè intanto è un disco che è stato costruito di getto come per Esempio: “I just can’t sleep” che è stato scritto in studio, “Cotard” l’ha portato Marco a registrazioni già concluse, “Third-eye-vision” è stato riscritto in studio perché siamo arrivati e non ci piaceva, quindi da quel punto di vista è stato molto spontaneo; poi onesto anche dal punto di vista intellettuale perché era un disco abbastanza delicato perché doveva essere il disco della chiusura ma poi ci han spinto ad andare avanti, quindi tecnicamente era un disco importante, della conferma. Paradossalmente poteva essere un disco nei dettagli che puntava a stupire la gente invece,abbiamo deciso di buttare fuori quello che ci veniva.

“State già lavorando a qualche nuovo pezzo?”

 R: Non facciamo altro.

G: Ne abbiamo scritto uno, ma ne abbiamo in cantiere una decina almeno.

J: Quest’estate dovremmo entrare in studio di nuovo.

R:  Adesso siamo senza date per un motivo abbastanza voluto, non le stiamo neanche cercando e stiamo scrivendo dei pezzi nuovi e, dobbiamo metterci poco a fare il disco nuovo.

“Solitamente quando scrivete partite da un giro di accordi o da una frase particolare da inserire? Da cosa?”

 J: Beh i modi sono diversi…Marco porta la maggior parte, se non quasi tutto delle canzoni o per lo meno dei giri base che scriviamo.

R: Quando porto qualcosa arrivo con un’idea abbastanza chiara, mi piace molto scrivere testi però di solito o arrivo con un testo completo e una buona idea della canzone o con un’idea generale e loro scrivono il testo, ultimamente sto cercando di limitarmi quindi solo idee piccole che vengono sviluppate qua.

J: Invece se io devo scrivere porto testi già fatti perché so che questi qua sono tremendi e ci mettono  sempre le mani!

G: Io ovviamente non sapendo suonare a chitarra, lavoro più sulla sezione ritmica quindi cerco di trasportare ciò che portano loro in ciò che piace a me.

“Prima di formare la band avevate già qualche esperienza musicale: qualche altro gruppo o altro?”

 G: Loro son state le prime persone con cui ho suonato, ho cominciato a suonare a dodici anni  e a quattordici ero già con loro quindi, no, non ho avuto occasione di suonare con altri, poi ho suonato con altri ma è stato dopo.

J: Io invece avevo una band prima di loro,  ho suonato con loro un paio d’anni, cambiata più volte la formazione solo che era la classica band da amici del garage e poi, quando ho conosciuto loro abbiamo iniziato a mettere su qualcosa di un po’ più serio. Quindi  avevo un’ esperienza musicale prima, ma proprio la classica band punk da ragazzini era.

R: Avevo qualcosetta anche io, abbastanza imbarazzante e gran parte delle cose che facevano erano cover. Quando ho iniziato a suonar con loro due  e c’era anche il bassista  era una cosa diversissima da quella che c’è e, tra quello e questo ci sono state un sacco di cose diverse in mezzo.  Io son andato avanti con altre cose nel frattempo, anche quelle molto imbarazzanti,  comunque era una cosa diversa rispetto adesso.

“Come descrivereste in tre parole la vostra esperienza musicale fino ad ora?”

 R: “Sporco”. Perché onesto è già stato utilizzato prima.  Io sono un chitarrista che prima di tutto è sporco. Io sono un chitarrista intanto che non è una cosa  banale nel senso che, ci ho messo un po’ per arrivare a definirmi così, son tre/ quattro anni che faccio qualcosa che esprima quello che sono, indipendentemente da quello che faccio; ho un modo mio di suonare, io sono così, sono cose che ho imparato da solo perché ne avevo bisogno e il mio modo di suonare è tendenzialmente sporco.

J: Io direi “Radicale” per me suonare con loro è stato abbastanza sconvolgente perché io son sempre stato chitarrista, da quando ho sei anni suono la chitarra e, ho iniziato con loro a fare il cantante e facevo schifo poi, son diventato chitarrista- cantante mentre ora sono cantante- chitarrista, quindi diciamo che ho fatto abbastanza un’evoluzione.

G: Io direi “Determinato” perché sono un po’ il contrario di quello che dice Marco quindi proprio per protesta. Questa formazione qua mi ha reso per quanto riguarda la musica molto più sicuro di quello che voglio fare, mentre con i gruppi prima mi bastava suonare, con questo gruppo qua mi piace definire bene ciò che voglio fare da quello che non voglio.

“Qual è l’elemento,oltre alla passione per la musica, che vi tiene uniti?”

R: Beh, io e Luca abbiamo gli stessi genitori.

G: Beh, ovviamente tenendo da parte alcolici e robe varie è che ci conosciamo da veramente tanto quindi capita spesso che usciamo assieme anche in contesti  che non riguardano la musica.

J: Ormai ci conosciamo davvero tanto e arrivi ad avere quasi gli stessi gusti.

R: Per me è un discorso opposto, io ho una tale esigenza di suonare nei Duvalier che se anche fossero due stronzi sarei qua lo stesso. Ci son tante cose che ci tengono uniti oltre i Duvalier.

J: Siamo arrivati ad avere gli stessi gusti e a conoscere le stesse persone proprio perché ci son i Duvalier.

R: Non stiamo insieme perché siamo i Duvalier ma perché ci sono i Duvalier.

“Se aveste l’occasione di tornare indietro c’è qualcosa che cambiereste?”

R: Mai niente in assoluto nella vita, non è na cosa che concepisco.

J: Beh, di lui ci avrei giurato perché io e lui abbiamo degli ego abbastanza grandi, ovviamente io tento  di dirmi che non è vero ma so  anche io di avere un ego molto grande. Beh, a livello di band io niente.

G:  Al momento non mi viene in mente niente, non è un no a prescindere perché non mi pento di niente.

“Come vi immaginate tra trent’anni?”

 G: A parte il fatto che io non penso mai a cosa sarei  tra trent’anni, però non vorrei essere uno di quei cinquantenni che suona ancora nel gruppo in cui suonava da giovane.

R: Se vuoi posso dirti come mi piacerebbe essere, perché ho una visione pessimistica di come sarà la mia vita tra trent’anni, mi piacerebbe essere Piero Pelù! Avrei detto Morgan se non stesse crepando. Però se stiamo parlando dei Duvalier tra trent’anni conoscendo le persone che ci sono qui dentro, secondo me ci possono essere ancora, molto probabilmente sarebbe una cosa imbarazzante.

J: Anche io sinceramente non saprei da che parte andare a parare e tra trent’anni mi immagino abbastanza una persona banale, lavoro fisso, sposato con figli e anche se ne avessi la possibilità probabilmente a cinquant’anni non suonerei in una band  come i Duvalier.

I Duvalier sono: Marco, Luca ed Alberto

Intervista di Denise Brazzale.

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