INTERVISTA AL FOLKSINGER PHILL REYNOLDS

 

Beh, intanto come ti va? Come ti procede con le date dei concerti?

Beh, bene! Ti dirò a Maggio è successa una cosa un po’ così , nel senso che dopo un sacco di tempo mi sono ritrovato all’ultimo con quattro date annullate, ed è una cosa che non mi succedeva da un bel po’… Detto questo va bene, nella stra grande maggioranza dei casi mi chiedono di suonare in giro quindi non sono io che devo andare tantissimo alla ricerca di date e mi fa molto piacere. A me piace un sacco suonare quindi per me ogni data va bene a meno che non si senta proprio da cani o non ci sia Albertino Dj di fianco, perché sarebbe un po’…Ecco.

Come è nato il progetto Phill Reynolds?

Dunque è nato quattro anni…No, in realtà cinque anni fa perché ho sentito proprio forte forte  l’esigenza, possiamo dire, fisica di fermarsi un po’ sul divano e passare da molte cose fatte con la chitarra elettrica, acustica e altri strumenti principalmente acustici e abbassare un po’ la voce, riuscire a raccontare alcune cose che altrimenti avrei fatto fatica a tirare fuori. È stata un po’ una terapia ed è nata ascoltando principalmente le prime cose di Bon Iver, Chris Whitley, sopratutto Malvina Reynolds e Phil Ochs che poi hanno dato il nome a progetto.

Lo definiresti un percorso facile?

No, non credo sia tanto facile; mi  risulta facile tecnicamente perché è quello che ho studiato avendo fatto appunto chitarra fingerstyle CPM a Milano però, emotivamente qualche volta farei anche meno di suonare perché alcune cose che butto fuori… O le faccio così  o  non le faccio, però no, non è facile ma non sto lavorando in miniera e non sono nemmeno un raccoglitore di pomodori in Calabria.. Non mi posso lamentare insomma.

La difficoltà più grande che hai riscontrato?

 Ehm… Forse, qualche volta la mancanza di rispetto e di attenzione da parte delle persone presenti ai concerti, qualche volta eh, non capita sempre però, quello è un po’ deprimente… Sei lì  con la tua chitarrina tutto tranquillo e la gente che è venuta lì a sentirti che parla di partite di calcio…

È stata significativa la collaborazione con Threelakes?

Si, tantissimo! A me è sempre piaciuto Luca con il suo progetto, abbiamo fatto la prima data assieme due anni fa, io ero molto contento e lui ancora di più, non sapevo mi conoscesse e mi apprezzasse e, la volta successiva che ci siamo trovati, lui mi ha chiesto “Oh, ma ti va di fare un disco?”. Per me è stato bello e tutte queste 22/23 date assieme sono state bellissime.

Si dice che The Anchor sia la tua più bella canzone in assoluto. Cosa c’è dietro questa canzone e i motivi che ti hanno spinto a comporla?

 È il frutto di un sogno mentre la mia migliore amica era negli Stati Uniti e non sapevamo ancora che sarebbe poi tornata, ho sognato Astrid e dato che il mese prima avevamo fatto il tatuaggio assieme in California cioè l’ancora, uguale identico; mi sono svegliato con questa melodia in testa e dopo qualche giorno è nata questa canzone su di lei e che poi è diventata la canzone dei migliori amici. Sono molto contento piaccia tanto, è molto sentita… Mi viene quasi da ridere a pensare, mentre la canto, a tutte le cose che abbiamo fatto assieme io e Astrid… Ecco, è andata così.

Se tornassi indietro cambieresti qualcosa del tuo percorso?

 Oh si,si, figuriamoci…come alcuni concerti, alcuni suoni, alcuni modi di registrare, di tempistiche…Il fatto di avere fatto da solo i 4000 chilometri nel tour in Europa, anche se quello è il meno; diciamo che ci penso e non ci penso.

Hai avuto esperienze musicali significative prima di Phill Reynolds?

 Si, moltissime… Di sicuro Miss Chain and the Broken Hills, progetto ancora presente che mi ha dato tantissimo poi, alla pari direi Radio Riot Right Now,  mi sfogavo tantissimo cantando hardcore…Ma poi in realtà  ogni cosa che ho fatto è nei suoi tempi e nei suoi modi. La musica è bella se ha il cuore dietro.

Se potessi essere qualcun altro, chi saresti?

 Hahahhha…Se potessi essere qualcun altro?! La  prima persona a cui penso è Gino Strada per la dedizione che ha che è una cosa così importante.

Progetti in cantiere?

Il tour a settembre negli Stati Uniti nel quale ho più o meno venti date, tra metà settembre e inizio ottobre, e il disco nuovo che dovrebbe uscire proprio mentre sono via per la Locomotiv di Bologna e direi che è abbastanza per quest’anno.

Un consiglio che dai ai futuri chitarristi, dato che il tuo strumento principale è la chitarra.

 Beh, mai sottovalutare la tecnica perché è molto, molto utile  e può fare molto di più rispetto a quello che si può fare stilisticamente ma non assecondarla troppo perché altrimenti diventa un vizio e in tanti poi sembra che uccidano la musica e l’appesantiscono troppo e, soprattutto,fare solo quello che viene veramente spontaneo e che si ama perché  sennò si sente poi ed è “aiuto”.

Denise Brazzale

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