INTERVISTA AI NEW CANDYS.

Nell’attesa che i New Candys iniziassero il loro live  all’Ostiglia Railsound ho parlato un po’ con Fernando e Diego dei loro inizi e del loro rapporto con la musica e con la band.

Ecco l’intervista integrale.

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Come nasce il progetto ‘ New Candys’ e  da cosa deriva il nome che avete scelto?

F: Allora, nasce nel 2008 quando io e Diego abbiamo iniziato, però diciamo che la band è nata quando si è aggiunto Dario, il batterista. Il nome nasce da Anton Newcombe dei The Brian Jonestown Massacre  e da Dandys che è il soprannome dei Dandy Warhols; perché abbiamo visto un documentario che si chiamava DIG che poi ci ha influenzato tanto musicalmente. Ascoltavamo l’indie del tempo tipo Strokes, Libertines e volevamo fare quello poi, però abbiamo visto quel documentario e, oltre che nel genere, ci ha influenzato anche nell’approccio con la musica.

Avete avuto esperienze musicali, più o meno rilevanti, prima di questa?

 

F: No, è la prima per tutti praticamente. Dario, il batterista, aveva una band prima Hardcore – Punk ma, da ragazzino proprio, non hanno mai fatto un disco.

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Quali sono i gruppi  e brani che musicalmente vi hanno influenzato di più?

D: Ci piacciono molto i Velvet Underground, i Pink Floyd del periodo Barret e, solo periodo Barret. È un mix:  Jesus Mary Chain, Black Rebel…Cerchiamo di mixare le varie cose. Le band che ci hanno aperto le porte alla musica sono altre, gli ascolti della gioventù miei erano gli Oasis.

F: I miei i Nirvana.

D: Adesso è un mix di queste cose.

F: Forse le canzoni,se sono un paio, potremmo dire: Venus in Furs dei Velvet Underground e The End dei Doors.

Com’è stato il vostro primo live e che impatto avete avuto con il pubblico?

F: Mah…Non è stato malissimo il nostro primo…Si era rotto il mio amplificatore.

D: Io sono stato schedato

F: Ci hanno beccato i poliziotti, c’era il posto che non andava bene e quindi, la sera stessa, siamo passati dal Forte Marghera al Tag di Mestre. A metà live la  gente se ne andava perché facevamo pezzi tanto difficili.

D: L’inizio era tanti pezzi dilatati, tante chitarre e poca voce

F: Forse all’inizio c’era un po’ la  vergogna di cantare e suonavamo tanto.

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E tutt’ora invece cosa amate del pubblico presente ai vostri live?

 

F: Sinceramente qui in Italia non c’è quel pubblico da definire ‘gran’, lo definirei all’estero. Nelle date che abbiamo fatto all’estero c’è stato il gran pubblico in almeno cinque live. Me ne ricordo uno, in particolare, dove c’era la gente che saltava dalla prima nota.

D: Il pubblico italiano è un po’ più statico, non avendo una grande cultura di base di musica internazionale, stanno distanti dal palco, la gente non si muove ma lo vedi anche quando andiamo a vedere i gruppi che ci piacciono.

F: In Italia è un po più così… Ma chissene frega?!

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Come definireste  il vostro stile in due parole e perché?

F: Rock ‘n’Roll psichedelico o oscuro. Psichedelico perché vediamo che la gente lo chiama così, è un po’ il genere che ripete di più.

D: Ci sono anche dei loop nelle canzoni ed effetti sulla voce, tanto riverbero e, questo un po’ ti cataloga su quel genere lì, che poi è pop rock se vogliamo…

F: Si, poi oscuro forse perché le tematiche dei testi, o in generale, tendiamo ad essere un po’ cupi.

Per comporre testi e basi c’è qualcuno che si occupa di parti particolari? Chi scrive i testi e da cosa partite per comporre un nuovo brano?

 

F: Ognuno si fa la sua parte, l’idea può nascere da un riff … Di solito, tutto nasce dalle chitarre perché comunque siamo una band che usa tanto le chitarre, o sono melodie della voce con le chitarre o sono due chitarre assieme. Quindi diciamo che il pezzo si riesce a scrivere se si combinano due di queste cose qua, o chitarra e voce o chitarra e chitarra. I testi comunque li scrivo io, ma prima viene la musica poi le parole.

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Suonate più per passione o per necessità?

F:  Io direi per necessità… Hahaha.

D: È  un bel dilemma, non è solo un live la band, ci sono Fernando e Dario che si sbattono con le mail…Milioni di cose dietro una band. C’è la passione perché sennò uno non si fa le ferie in furgone. Necessità perché fai una cosa che ti fa stare bene.

F: Diciamo che è quasi un’ urgenza sennò cosa fai a casa?!

D: Si, è più divertente andare in sala prove piuttosto che, ogni tanto, andare a bere fuori.

F: Al posto, di chiacchierare bevendo qualcosa suoniamo in sala prove.

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Se tornaste indietro c’è qualcosa che cambiereste?

D: Il nome della band… Hahaha.

F: Quello lo cambierei, non sai quanto…

E in cosa lo cambiereste?

F: Eh, non lo so. Tanto non ha senso pensarci, magari con qualcosa che non ricordi una boy band. Dal lato buono è che se lo ricordano tutti, non è difficile da ricordare però scelto così a caso, senza pensarci troppo. A livello di base dietro era anche carino, solo che  poi il nome che ne è  venuto fuori non si sposa benissimo con la musica che facciamo.

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È uscito quest’anno il nuovo album, avete già in programma nuove date, tour o brani?

 

D: Siamo tornati dal tour in Europa: tre settimane tra Austria, Belgio,Inghilterra, Scozia, Francia

F: Penso registreremo qualcosa entro l’anno o comunque  scriviamo qualcosa, aspettiamo un  po’ e poi andiamo in studio. Il prossimo anno vogliamo far uscire qualcosa.

Che consiglio date alle band che si stanno cimentando nella musica in questo momento.

 

D: Scegliersi un nome figo… Hahaha. Fare le loro cose sennza badare a quello che fa in quel momento.

F: Non guardare la moda, non fare una cosa perché la fa un altro, fare quello che ti piace.

D: Fare quello che ti viene, anche noi all’inizio volevamo fare i Libertines o gli Strokes ma non eravamo portati..

F: Ci piacciono, ma a volte quello che ti piace è molto più grande di quello che riesci a fare, almeno questa è l’esperienza nostra. Poi non badare più ai cd ma se bisogna fare uscire qualcosa  fare un vinile e in edizione limitata, numerato con più personalità possibile anche  nel supporto. La tua musica deve vedersi anche nell’ oggetto.

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Denise Brazzale.

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