GO WERTHER GO. IN BILICO TRA REALTA’ E FOLLIA.

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Ho scambiato un paio di parole con Werther ,nel mentre sorseggiava del vino umbro,parlando del suo rapporto con la musica e con l’arte.
Ecco l’intervista integrale.
Perché hai scelto di farti conoscere sotto pseudonimo?

Quando ho scelto il nome che uso vivevo a Bologna.Era un periodo in cui avevo un sacco di incubi e tutte le mattine appena prima di svegliarmi mi figuravo questa scimmia robot con un foulard rosso che batteva dei piatti ripetendo in modo alienato e distante “vai Werther vai” al che aprivo gli occhi e partivo con la mia assurda routine: lavoro non pagato, attività fisica fatta male e massiccio consumo di alcolici.
Qual’è il tuo rapporto con la musica?
La musica mi ha salvato dai miei intenti suicidi quando ero un giovane freak turbato a gratis quindi direi che gli devo la vita. La trovo meravigliosa e penso che, nonostante l’industria discografica sia oramai ridotta ad una carcassa decomposta, essa non perderà mai il suo potere magico, curativo ed aggregativo.
Dato che dipingi hai mai trasportato qualche canzone in disegno o viceversa?
No, però diciamo che uso i quadri che faccio, visto che si tratta prevalentemente di volti, come pubblico mentre suono nelle stanze dove stanno appesi. Direi che l’unico legame reale è quello.
Passi più tempo a dipingere o a suonare?
Sono molto metodico: dipingo il pomeriggio dalle 14 alle 18 perché la luce del sole è meglio di quella artificiale e poi suono dalle 20 alle 24 circa tra un drink e l’altro. Così per cinque o sei giorni a settimana.
E da cosa prendi ispirazione per suonare e dipingere?
Mah, la maggior parte delle canzoni che ho scritto parlano di relazioni sentimentali disturbate, finite male. Comunque per i testi generalmente uso dei passaggi che vengono da dei miei diari: filastrocche allucinate, un po di ironia borderline priva di significato definito ma sopra ogni cosa io che la meno per il dolore derivante dalla malattia dell’amore.
Come credi vengano recepite le tue canzoni?
Non ne ho idea penso che a qualcuno piaceranno mentre ad altri no. Comunque non mi interessa molto questo aspetto in realtà penso che quando scrivo una canzone bado che piaccia a me perché se no non saprei interpretarla con passione è quello si che sarebbe un problema.
Ti rivedi nelle tue canzoni o sono distaccate da quella che è la tua realtà?
Beh venendo da pagine di diari personali mi ci rivedo per forza anche se in verità trovo i miei brani eccessivamente borghesi,  sono una persona molto più estrema e schizzata rispetto al modo in cui essi sono composti. A questo sopperisco con delle reinterpretazioni durante i live che però purtroppo sono pochi ma quest’ultimo punto è colpa mia, dovrei sbattermi di più.
Quale credi sia la maggior piaga della musica?
Credo che in questo periodo il problema principale sia a livello di atmosfera. Fino a qualche anno fa ai concerti vedevo la gente divertirsi, scatenarsi e sentirsi libera ora nella maggior parte dei casi vedo sagome inanimate, educatamente ingessate. Ma il problema più grave penso sia nell’atteggiamento della maggior parte dei musicisti che non credono più davvero in quello che fanno. Secondo me per fare sul serio il musicista oggi bisogna essere dei pazzi sbandati ma con una luce abbagliante ed immortale fissata a fuoco negli occhi.
Denise Brazzale
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