Intervista ad Alessandro Baronciani (Tante Anna) @TafuzzyDays

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I Tante Anna sono un immaginario, un flusso di suoni e immagini, dalle linee dark, dalle sfumature che vacillano dal wave fino a sfiorare la sfera sonora dei Joy Division.  Sono le sonorità e l’arte di Alessandro Baronciani e Thomas Koppen, chitarra e basso elettrici.

Sabato sono stati ospiti del TaFuzzyDays, qui sotto in esclusiva, l’intervista integrale ad Alessandro Baronciani poco prima del live.

Ascoltando i vostri pezzi penso a una sfera dark e wave. Da dove nascono le vostre scelte musicali e soprattutto come nascono i Tante Anna?

Nella band ci siamo io e Thomas, siamo amici da quando eravamo piccoli, entrambi appassionati di musica dark. Le influenze sono più verso i Sister Of Mercy, i Red Lorry Yellow Lorry, tutti gruppi chitarristici. All’inizio è nato come un gioco, ci siamo detti dai proviamo a registrare le canzoni e fare dei concerti. Perché devi provarti non puoi riuscire subito, un po’ come quando incontri una ragazza e ci devi uscire due o tre volte per capire se ci stai bene o meno.

Se volessi paragonare i Tante Anna a gli Altro, potrei dire che ora stai facendo un po’ quello che con gli Altro non puoi fare?

Con gli Altro il massimo che riusciamo a fare sono tre/quattro concerti all’anno perché uno sta in Spagna con due gemelle, l’altro a Berlino e gli è nato un figlio e quindi siamo un po’ più dislocati, con più problemi. Penso che con i Tante Anna siamo nati un po’ per caso, come alla fine gli Altro, e penso che alla fine quando vuoi fare una cosa non per forza quella cosa viene, come quando fai una torta, non sai mai come viene.

Rimanendo sulla scia musicale, hai collaborato con Colapesce per “La Distanza”. Com’è nata l’idea di fare questa cosa insieme?

Abbiamo fatto proprio tutto insieme, dalla scelta dei personaggi ai luoghi, proprio perché Colapesce non è uno sceneggiatore e nemmeno io saprei leggere una sceneggiatura. L’idea è nata da un incontro fatto in Sicilia, lui chiudeva il tour e abbiamo fatto questo concerto disegnato, lui in acustico ed io disegnavo proiettando le cose. Io sinceramente sono andato un po’ alla ceca, c’eravamo visti solo una volta ma mi sono trovato subito benissimo, la cosa importante per chi suona è avere gli stessi riferimenti musicali, gli stessi dischi ed io e lui siamo come Alta Infedeltà di Hornby, siamo sfigati così. E con Lorenzo abbiamo pensato di fare questa cosa, nel mezzo son passati due anni, io sono andato da lui in Sicilia, abbiamo scritto il soggetto e l’abbiamo mandato dove pubblico io, a loro è piaciuto un sacco e ci hanno mandato i fondi per il viaggio e le spese. In una settimana abbiamo visitato i posti della storia..

Un po’ “On The Road”…

Sì infatti la storia è molto on the road, perchè è vero che ci si inventa tutto ma se non si vedono prima le cose non ci si inventa niente. Quando vai in un posto sperduto mai visto prima, ti lasci emozionare da cose che ci abita non bada, può essere una pianta gigante o un androne con le scale barocche. Facendo una considerazione aperta, in un mondo tecnologico dove puoi fare tutto da seduto, sei veramente alternativo se vai nei posti in cui ci sono le cose, perché puoi vedere tutti i gatti del mondo su facebook ma se hai un gatto è tutto diverso, un conto è vedere la Sicilia su googlemaps e un conto è andarci.

Si nota quindi la forte influenza che hanno avuto quei posti sulla storia. Invece che influenza hanno sui tuoi lavori Pesaro e Milano?

Guarda tutte le mie prime storie nascono da Pesaro. Se penso a quando l’ha fatto Davide Toffolo ad esempio era una novità, di ambientare i fumetti in Italia, io ho preso questa novità e l’ho usata perché se ci pensi tutti i fumetti sono ambientati all’estero, vedi Dylan Dog che sta a Londra, l’estero per chi legge ha sempre un tocco più esotico. In realtà anche l’Italia può esserlo, anche le province sono esotiche, a partire da Siracusa fino ad arrivare a Torino, la provincia di per sé cambia ed è specifica del luogo. E anche Milano se ci pensi può essere provincia, lo scrivere dei posti in cui ti trovi è un’idea, un’idea nuova di fine anni ’90.

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Un’altra collaborazione, invece, che hai fatto recentemente è quella appunto con Davide Toffolo per “Piera degli Spiriti”

Io e Davide siamo amici da molto tempo, abbiamo vissuto per un periodo insieme a Milano i questa casa “da artista” che avevo trovato tramite chi bazzicava nel mondo della musica. In occasione del trentennale di Piera degli Spiriti mi ha chiesto di colorare il suo libro ed io ho accettato. Quando leggevo Piera che era ambientato praticamente a Pordenone era la prima volta che leggevo una storia ambientata in un posto che conoscevo e fa strano perché soprattutto per chi disegna, vedere queste attenzione fa vedere le cose in un’altra maniera, ti immedesimi meglio, entri nella storia. Poi era strano perché Davide aveva fatto la prefazione del mio primo libro di fumetti che tra l’altro mi aveva dato una mano a finire perché vivevamo insieme ed io ho scritto la chiusura di Piera degli Spiriti ed è come un cerchio che si chiude. Ho voluto dare ai suoi disegni dei colori molto caldi, un po’ in contraddizione con quella che è Pordenone, ma mi piace l’idea di vederci Pesaro e il mare…

E se facessimo un resoconto di tutto quello che fai, c’è una sorta di equilibrio tra i tuoi disegni e la tua musica?

Ma io quando disegno sono sempre da solo, invece quando suono, sono con altre persone, quindi per me è una creatività diversa. Quando suoni con altre persone deve esserci sintonia, non suoni da solo, è un altro tipo di creatività, una magia che non ti arriva quando disegni da solo.

#Primo album comprato

Your Funeral dei My Trial

#Peggior canzone ascoltata

We are the world

#Miglior canzone

La canzone del cuore è Somewhere dei Danse Society

#Come ti immagini tra 10 anni

40enne. O forse 30, mantenere i 30 anni.

Pagina fb Tante Anna: qui

Pagina fb Altro:  qui

Pagina fb A.Baronciani: qui

Intervista di Isabella Ferrari

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