“You got to move” – Le immagini blues di Francesca Castiglioni

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La copertina del libro di Francesca Castiglioni

Un racconto di viaggio attraverso le citta’, o meglio, i territori della musica blues. Stiamo parlando del libro fotografico intitolato “You got to move – The land of roots music”, pubblicato recentemente per la Susil Edizioni da Francesca Castiglioni, fotografa veneta che, come ci raccontera’ nel’intervista che abbiamo realizzato nei giorni scorsi, documenta con oltre 100 immagini le terre delle radici della musica. E finalmente con un occhio che non e’ quello del turista. Uno sguardo molto attento ai dettagli, alle case, alle strade dove la musica nasce e fonda le sue radici.

Come ricorda Marino Grandi nella prefazione, questo libro raccoglie immagini dell’ “America che non c’e’. Quella che non trovate nelle agenzie di viaggio. Quella che la televisione non vi mostra mai.”. Immagini che pur non mostrandola trasudano musica, comunicano suoni anche semplicemente attraverso un murales, una scritta sui muri della citta’ o un battello che vi promette una corsa sulle acque del Mississippi.

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Francesca Castiglioni

Qui di seguito trovate l’intervista con Francesca e, per quanto possa apparire ovvio, se amate il blues e la fotografia (o viceversa) non fatevi scappare questo libro.

1) Partiamo dagli inizi. Come nasce la tua passione per la fotografia?
E’ da circa sei anni che la fotografia è diventata parte integrante della mia vita, ma ancora oggi a questa domanda non so trovare una risposta. Più che altro credo siano stati una serie di eventi fortuiti ad avvicinarmi ad essa: sfogliando i vecchi scatti di mio nonno materno, che amava ritrarre sia su pellicola che su tela la quotidianità del suo paese natale, e anche osservando con meraviglia per la prima volta il set di obiettivi fotografici analogici di mio padre. In un certo senso mi trovo vicina all’opinione del famoso Robert Doisneau che disse: “Non mi sono mai chiesto perché scattassi delle foto. In realtà la mia è una battaglia disperata contro l’idea che siamo tutti destinati a scomparire. Sono deciso ad impedire al tempo di scorrere. È pura follia.”

2) Dalla fotografia alla musica e al blues. Come si arriva all’idea di realizzare un libro fotografico che ha per oggetto questi temi?
La musica, come la fotografia, ha sempre avuto una parte fondamentale nella mia formazione. Dopo aver concluso dieci anni di studi classici al pianoforte, verso i 20 anni ho cominciato a prendere qualche lezione di chitarra blues da Lorenz Zadro. All’inizio, non pensavo che l’ascolto di artisti a me sconosciuti come B.B. King, Muddy Waters o Howlin Wolf , mi avrebbe appassionato in tal modo; ma così è stato. Ho iniziato a documentarmi non solo ascoltando i grandi musicisti, ma anche leggendo più e più volte i libri che parlavano del blues inteso come tradizione, vita e folklore. Così, in breve tempo, è nato il desiderio di vedere (o meglio di fotografare) con i miei occhi tutti quei luoghi che avevo finora solo letto o sognato; nel 2014, tramite il progetto “Travel For Fans”, sono riuscita a coronare questo sogno e visitare la Terra dove hanno vissuto tutti i più grandi bluesmen, che fino a quel momento avevo solo ascoltato su disco.

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Foto di Francesca Castiglioni

3) “You got to move: the land of roots music” è un reportage di un viaggio attraverso le città del blues, ed ha il pregio di soffermarsi sui dettagli della vita quotidiana quasi a voler documentare più il contesto in cui nasce la musica che la musica stessa. Ed un viaggio di questo tipo non si dimentica in fretta. Quali sono stati i momenti più significativi di questo percorso nella “terra della roots music”?
Come hai detto tu, un viaggio come questo non si dimentica in fretta. E questa è la verità. Solo i fortunati che ci sono stati possono capire le emozioni e gli stati d’animo che hanno accompagnato ogni singolo istante di questa avventura viaggiando per miglia e miglia in compagnia di persone provenienti da tutta Europa attraverso i vari Stati, attraversando il fiume Mississippi, visitando i Musei dedicati a grandi personalità come Martin Luther King e B.B. King, vedendo per la prima volta una celebrazione religiosa della Chiesa Battista con canti gospel, passeggiando in Beale Street in una notte gelata, trovando riparo in locali dove il Blues si ascolta, ma soprattutto dove si suona 24h su 24h. Puoi ben capire ora che non scherzo quando dico che là ho lasciato una parte del mio cuore.

4) Dalle immagini contenute nel libro si nota che hai preferito fotografare l’ambiente piuttosto che la gente. Qual è la motivazione di questa scelta?
In molti mi hanno fatto questa domanda; la mia non è stata una scelta pensata, più che altro istintiva. Mi ritengo una persona curiosa, che ama osservare la quotidianità e ritrarre i luoghi di vita perché so che in qualche modo è lì che le persone hanno lasciato un segno che “sento l’obbligo” di ricercare e ricordare grazie alla pellicola.

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Foto di Francesca Castiglioni

5) Guardando le tue gallerie si nota che una parte considerevole della tua attività è rappresentata da report di concerti o eventi musicali. C’è qualche fotografo che consideri come una specie di “maestro” o che apprezzi particolarmente in questo campo?
Fotografare eventi musicali è stato il mio primo vero approccio al vasto mondo della fotografia. I motivi di questa scelta sono sostanzialmente due: il primo è perché questo mi permette di unire le due mie grandi passioni, la musica e la fotografia; il secondo è perché, in un certo senso, mi dà la possibilità di “leggere” o meglio “di studiare a fondo” l’anima del musicista, per infine immortalarlo. Come fotografi, ammiro molto l’italiano Henry Ruggeri e gli statunitensi Annie Leibovitz e Tim Duffy.

6) La tua attività di fotografa si alterna con quella di art-work. Ci puoi raccontare qualche tua esperienza in questo campo?
In realtà, la mia attività nel campo delle illustrazioni l’ho resa pubblica non molto tempo fa;  ho sempre amato disegnare fin da piccola, passione trasmessa da mia madre insegnante di storia dell’arte e mio nonno pittore. Quindi, per creare un collegamento tra le mie diverse passioni, da un paio di anni ho iniziato a creare illustrazioni e grafiche per album musicali; il primo è stato per la band modenese “The Blind Catfish”. Musica a parte, eseguo anche caricature ed illustrazioni di vario genere.

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Foto di Francesca Castiglioni

7) Quale artista sogni di fotografare?
La lista è molto lunga. Sicuramente i Rolling Stones, ma il mio sogno è quello di riuscire ad incontrare e fotografare gli ultimi bluesmen del Mississippi come Captain Luke, i Caroline Chocolate Drops, e tanti altri ancora.

8) Pro o contro la post-produzione?
Solitamente la uso, perché ritengo che un corretto impiego restituisca degli ottimi risultati. Ma la magia dell’analogica rimane insuperabile!

9) Che attrezzatura usi e quanto conta l’attrezzatura per realizzare dei buoni servizi fotografici?
Attualmente sto usando una Nikon d3100 e una buona gamma di obiettivi per le varie situazioni che mi si presentano. Per quanto riguarda la seconda domanda ti cito John Hedgecoe quando dice: “Attrezzatura e tecnica sono solo l’inizio. È il fotografo che conta più di tutto”.

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Foto di Francesca Castiglioni

10) Qualche disco che consiglieresti di ascoltare ai nostri lettori ?
Consiglierei il disco di Faris Amine “Mississippi to Sahara”, il cofanetto di 3CD contente i tre dischi in studio di Mississippi John Hurt e la compilation “We are the Music Makers” curata dalla Musi Maker Relief Foundation dov’è presente un gran numero di artisti il cui suono si rifà al blues delle origini.

Francesca Castiglioni Facebook page

Francesca Castiglioni Official site

Karlo Pulici

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