Il Teatro degli Orrori @ Il Deposito, 24 ottobre 2015, Pordenone

un due tre… eccoci qui alla terza data del nuovo tour del Teatro degli Orrori. Dopo Marghera e Torino è la volta del Deposito di Pordenone che quest’anno più che mai ha deciso di deliziare i pordenonesi e non con una lineup di tutto rispetto.
Il concerto inizia subito violentissimo con la super performance dei Bachi da Pietra, freschi freschi della loro ultima uscita datata settembre 2015, Necroide. Inutile soffermarsi sulla performance musicale, sono una certezza e non deludono le aspettative. Ottima la scelta di chiamarli in apertura fatta da La Tempesta Dischi (crediamo).
Riscaldati i timpani con le super linee di batteria belle cariche dei Bachi ecco che scende la notte e con lei il silenzio di chi aspetta il ritorno del Teatro degli Orrori che manca a Pordenone dal 2011.
Le luci si fanno più tenue… parte l’Intro che aumenta la voglia e il desiderio di tutti quelli che hanno riempito il Deposito.
Luci spente e si parte… sul palco ecco salire il classico quartetto del Teatro con l’aggiunta del testierista e della seconda chitarra.
Disinteressati e indifferenti apre la prima parte del live, un crescendo di quella che secondo noi è stata la migliore selezione possibile dei nuovi pezzi che però forse sarebbero dovuti essere alternati con “vecchi successi”.
E’ un susseguirsi di canzoni emozioni e tormenti che il Capovilla esprime nel migliore dei modi possibili. Gli strattoni al microfono. Gli strattoni tra il pubblico che con l’arrivo di Compagna Teresa da il via ad una bellissima danza collettiva che non ci sentiamo di banalizzare con il termine “pogo”.
Attimo per recuperare il fiato e via con l’ultima raffica di tre pezzi: Due, A sangue freddo chimano alle danze tutto il Deposito. Ragazze, ragazzi e loffi. tutti in mezzo in una mischia bellissima degna di una performance spaziale che si conclude nel migliore dei modi possibili con quella che probabilmente è la canzone più bella e profonda di tutta la scena indipendente italiana. Attimo di silenzio dove tutti rimangono incantati da quell’arpeggio iniziale e poi tutti in coro a cantare La Canzone di Tom.
Il concerto è finito (purtroppo), gli applausi no. Sono applausi lunghissimi e meritati da un Capovilla che nonostante fosse fino a poche ore prima senza voce è riuscito a dare il meglio di se ugualmente.

qui la fotogallery

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