Intervista agli OPEZ per presentare il disco d’esordio “Dead Dance”.

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“Dead Dance”, il disco d’esordio degli Opez, duo originario di Cesena, e’ tra le produzioni piu’ accattivanti ed integranti uscite nel panorama indie italiano. Un album di musica strumentale che mescola influenze tex mex a colonne sonore, pop d’annata e suoni dell’american border. Come loro stessi ci ricordano “un flusso sonoro” che avvolge e coinvolge, ricco di sfumature e sfaccettature che dopo un ascolto attento dei brani non passano inosservate e anzi costituiscono l’essenza di questo progetto. Un album da ascoltare dall’inizio alla fine possibilmente senza interruzioni per poterne assaporare l’essenza.

In occasione dell’uscita del disco abbiamo realizzato un intervista con il gruppo che vi riportiamo qui sotto.

1- Questo vostro disco d’esordio, come abbiamo scritto nella mini recensione sopra, ci e’ sembrato molto accattivante e intrigante. Ci raccontate come e’ nato il progetto Opez ?

Gli Opez nascono semplicemente per caso… probabilmente dalla volontà di un destino che ci fa incontrare e riconoscere. Abbiamo capito subito che c’erano molti punti in comune sia umani che musicali e che c’era la volontà di farli suonare.

2- Come e’ avvenuta la scelta del nome Opez ?

Il nome Opez nasce da una fotografia. Una fotografia di un muro rosso di chissà quale città del centramerica dove uno di noi è stato in viaggio. Su questo muro qualcuno aveva scritto “Opez”, che poi abbiamo scoperto essere una radio del Chiapas chiusa dalla censura. Mentre ci chiedevamo con quale nome battezzarci, abbiamo notato sulla parete della sala prove questa foto e questa scritta sul muro rosso. In qualche modo quel nome era già lì che ci guardava dall’inizio.

3- Dalla vostra biografia si legge che volendo attribuire a tutti i costi un’etichetta alla vostra musica si potrebbe parlare di “Latin Desert & Funeral Party”. Non vanno pero’ trascurate le influenze tex-mex e della musica del border americano. Quali artisti vi hanno maggiormente influenzato ?

Le etichette sono approssimazioni che limitano in maniera disarmante. Come se definire una cosa possa rassicurarci dal poterla capire o meno. Come i paragoni, che sono gare perse in partenza e che non rendono giustizia a nessuno. I nostri ascolti vanno da Tom Waits ai Los Lobos, da Ali Farka Toure ai Tinariwen, da Ry Cooder alla melodia anche cinematografica dell’italia e del mediterraneo in genere.

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4- Nelle vostre canzoni ci sono brevi camei come, se non abbiamo interpretato male, “Jealouse Guy” che pur appartenendo a tutt’altro genere non stona ma anzi aiuta a catturare ulteriormente l’attenzione. Com’e’ e’ entrato questo brano all’interno di “Malinco” ?

E’ giusto. E’ stata una cosa molto spontanea. Dopo che in studio un pezzo gira per ore, la mente fa tutto da sola. John Lennon è stato uno dei più grandi creatori di melodie di sempre, ed è proprio la melodia ad avere un ruolo fondamentale per noi. Jealouse Guy si è insinuata dolcemente mentre stavamo chiudendo la traccia e l’abbiamo lasciata.

5- La musica di “Dead Dance” puo’ considerarsi una sorta di unico flusso sonoro. Come avverra’ la presentazione del disco durante la vostra prossima tournèe ?

Cercando di riportare per quanto possibile lo stesso flusso, anche se in una modalità molto più fisica e satura a livello sonoro rispetto al disco. Dal vivo cerchiamo sempre di avere molto cura sia degli ambienti e degli effetti del suono sia delle suggestioni che vogliamo trasmettere passando da picchi noise a momenti rarefatti.

6- In Italia, se la memoria non ci inganna, siete pochi a suonare questo genere di musica e per certi versi ci e’ venuto di accostarvi ai Guano Padano. Esiste nel nostro Paese una scena o si tratta di pochissimi gruppi ?

Sicuramente sono poche le band in italia che propongono musica strumentale, anche se certe sonorità stanno riscuotendo un certo interesse e trovano sempre più spazio in diversi generi. Difficile sentirsi parte di una scena “di genere” in questo senso, cosa che ci rende entusiasti della nostra ricerca su questo fronte musicale.

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7- In questi ultimi la scena musicale anche italiana ci sembra abbastanza confusa tra autoproduzioni, dischi finanziati con il crow founding etc. Quali difficolta’ avete incontrato, se le avete incontrate, prima di arrivare alla pubblicazione di questo album d’esordio ?

Sinceramente non abbiamo affrontato particolari difficoltà in questo senso, anzi. Siamo riusciti a coinvolgere persone che con il loro entusiasmo e le loro competenze hanno sostenuto e arricchito il nostro lavoro. Dalle splendide grafiche di Aimone Marziali, che si è occupato anche del video di “Carlos Primero”, all’occhio esperto del regista Alessandro Quadretti per il video di “Estelita”. ….anche se, come avrete notato , il disco è stato prodotto da un’etichetta tedesca, la Agogo Records, grazie al supporto e alla supervisione di Andrea Benini (MOP MOP).

8- Considerata la ormai immensa produzione discografica spesso capita che sfuggano dei dischi che invece potrebbero finire tra i nostri preferiti, quantomeno dell’anno in corso. Ci suggerite qualche disco che vi e’ piaciuto quest’anno ?

Se dobbiamo cercare una cosa recente, un disco che abbiamo in comune entrambi è Everyday Robots di Damon Albarn che però è uscito nel 2014. Il 2015 non è ancora finito, ci aggiorniamo a Gennaio?

9- E per finire chi vorreste avere come gruppo di apertura dei vostri concerti (per un attimo dimentichiamoci della modestia e dei costi) ?

Ci piacerebbe fossero alcuni amici come i Post Kitsch (duo blues vecchissima maniera con un sound atomico), Manuel Volpe o Aku Aku (Enrico Mao Bocchini)….  Considerando il momento storico e visto che siamo del cesenate, poi, non ci dispiacerebbe fossero i Foo Fighters…

PROSSIMI LIVE SHOWS :

08 novembre: Scumm – Pescara (PE)
07 novembre: Chupito – Perugia (PG)
06 novembre: Mr. Rolly’s – Pub & Art Cafè – Vitulazio (CE)
05 novembre: Klamm – Roma
30 ottobre: Locura – Misano Adriatico (RN)

OPEZ Official site

OPEZ Facebook Official

Karlo Pulici

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