All My Robots – Sebastiano De Gennaro

Sebastiano De Gennaro

 

WHO? Sebastiano De Gennaro è multi- percussionista, rumorista, batterista atipico, compositore autodidatta.All’età di 10 anni comincia a studiare batteria. Milita in varie band suonando disparati generi musicali dal progressive all’hardcore punk. Nel 2000 viene ammesso al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, dove si diplomerà in Percussioni con Maurizio Ben Omar.. Dopo il diploma si dedica alla ricerca di un linguaggio ed uno stile propri. Vibrafono, Marimba, Xilofono, vecchi tamburi, giocattoli da 0 a 12 mesi, oggetti riciclati, strumenti a pile, compongono il suo parco strumenti. Il suo percorso trasversale lo porta negli anni a lavorare al fianco di importanti musicisti e cantautori del panorama italiano, tra i tanti anche con: Baustelle, Le Luci Della Centrale Elettrica, Pacifico, Meg, Edda, Calibro 35, Nada, Dente, Marco Parente, Ghemon, Pierpaolo Capovilla, Remo Anzovino, Alessandro Fiori.

WHAT?

Il 9 Giugno 2015 è uscito per MeMe ‘ All My Robots’, un disco composto interamente di brani originali. Sono dodici composizioni per pianoforte, percussioni intonate ed elettronica.Nel disco compaiono anche un brano dedicato al compositore francese Olivier Messiaen, una serie di 5 ‘Musiche Ricercate’ in stile math metal che nominano nel titolo la celebre raccolta di György Ligeti ed un preludio di Johann Sebastian Bach con cui si chiude All My Robots.

‘All My Robots è un omaggio musicale al genere fantascientifico ed in special modo a quella fantascienza in grado di dimostrarci quanto l’immaginazione sia il primo, indispensabile passo nell’evoluzione delle cose del mondo.’

 

Per conoscerlo meglio dopo aver ascoltato il suo disco gli ho fatto un paio di domande:

– Per presentare il tuo disco parli d’immaginazione dicendo che è il
primo e indispensabile passo nell’evoluzione delle cose del mondo,
secondo te il tuo disco porta l’ascoltatore ad immaginare?
Non mi interessa a cosa porti questo disco, non penso all’effetto sull’ascoltatore, mi interessa invece il modo immaginifico di fare musica: per questo lavoro ho tentato strade non battute, non lascio coordinate chiare per orientare chi ascolta, è un rischio ma non ho nulla da perdere, non miro a conquistare un grande pubblico né miro a metter d’accordo la critica.
Nella musica strumentale ci sono settori iper-codificati dove all’uditore è richiesta una minima dose di immaginazione, dove insomma il disco spiega tutto ciò che vuole mostrare e lo fa in un area ben definita. Dunque è facile trovare ottimi e centratissimi dischi di drone music, di improvvisazione radicale, di jazz, dischi cinematici, ambient ecc ecc. Questo disco non appartiene ad un genere, è frutto della mia totale libertà, non è perfetto e non è qualificabile, può piacere o far schifo anche solo nella nicchia di chi segue la musica strumentale. Dunque ci sarà chi lo sente non trovandoci nessuno stimolo mentale, e chi invece coglierà il frutto della mia immaginazione trovandone giovamento e curiosità. Non ci sono regole, per fortuna.
‘All my robots’ è un omaggio alla raccolta di racconti fantascientifici
di Isaac Asimov; credi che il tuo disco rispecchi il genere della raccolta?
No. All My Robots omaggia Asimov solo nel titolo. Nel mio lavoro sono racchiusi episodi completamente eterogenei contrariamente ai racconti di Asimov (se proprio dobbiamo fare un paragone forzato con la sua letteratura) che sono perfettamente coerenti e concatenati. E’ davvero difficile che un arte astratta come la musica possa rispecchiare un genere di letteratura così preciso e scientifico come quello dei racconti di Isaac Asimov.
Invece l’ambientazione che ho immaginato per questo disco è proprio quella della fantascienza; un grande spazio dove possono accadere cose incredibili al contrario di molti altri generi più stereotipati a cui molti musicisti si ispirano. Faccio un paio di esempi per spiegare meglio: Pensa alla narrativa western e poi ai film di Sergio Leone, trovi uno stuolo di musicisti che suonano il così detto spaghetti-western rifacendosi a quell’immaginario. Pensa al genere poliziottesco ed al nutrito numero di esponenti musicali della categoria, band che suonano perfette colonne sonore di film mai girati.
La fantascienza, forse perché immagina futuri ancora non accaduti, è un luogo meno codificato, e a mio avviso più stimolante. All My Robots, con un bagaglio di esperienze passate, si muove in quel grande spazio del futuro che è tutto da inventare.

– Che influenze ha avuto il composito Olivier Messiaen nella tua
formazione musicale?

Nella formazione nessuna, purtroppo, ma sono affascinato dal personaggio e dalla sua musica. Ci sono degli ascolti che mi hanno molto suggestionato; 4 Feuillets inédits per onde Martenot e pianoforte, la Sinfonia Turangalîla, Fête des belles eaux, Couleurs de la cité céleste per citarti alcuni titoli. E’ musica misteriosa ed affascinante. Nel disco ho dedicato un brano a lui ed alla sua ricerca sul canto degli uccelli che studiò e trascrisse. Essendo animali molto piccoli, i volatili hanno velocissime reazioni nervose ed un battito cardiaco molto rapido, di conseguenza il loro canto risulta acuto, articolato, fulmineo, virtuosistico, un linguaggio molto apprezzata dal compositore. Messiaen trascriveva i canti rallentandoli ed abbassandoli di molte ottave ma conservandone ritmo ed intervalli con grande precisione nonostante le inevitabili approssimazioni necessarie per rendere la musica dei pennuti umanamente eseguibile. Un’altra sua caratteristica speciale è il fatto che fosse ‘affetto’ da sinestesia ovvero associava a suoni ed accordi dei precisi colori. Insomma…un tipo interessante, no?

– Hai collaborato con un gran numero di artisti, credi che questi
abbiano in qualche modo influenzato la tua produzione? Se si, quali in
modo maggiore?

Nell’ambito della musica leggera direi che nessuno mi ha particolarmente influenzato, anche se ho imparato molte cose che non avrei potuto imparare restando confinato nella musica classica. Più che altro la mia produzione è influenzata dal fatto di trovarmi spesso in situazioni musicali dissimili l’una dall’altra con artisti sempre diversi.
Ci sono invece dei musicisti (un po’ anomali, forse come me) con cui ho collaborato e con cui continuo a collaborare che mi hanno affascinato tanto e da cui ho imparato tantissimo tra i quali Enrico Gabrielli, Vincenzo Vasi e Francesco Dillon.

– Cinque parole con cui descrivi il tuo disco.

diciamo che se mi chiudi in uno studio con i seguenti cinque oggetti esce un All My Robots volume 2: Un Pianoforte, una tastierina Casio, Uno Xilofono, Un Vibrafono, qualche libro di fantascienza.

 

 

 

Denise Brazzale.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...