Silvestri ” Acrobati ” Summer Tour Carroponte Milano

La musica ti mette a posto, non c’è niente da fare. Poi quando ti capita di andare al concerto di un artista che ti accoglie come in casa propria, di cui ti ritrovi a cantare tutte le canzoni e immancabilmente ti fa sentire “altrove” hai fatto tombola.

Silvestri ha questa capacità di trasportarmi. I suoi testi sono piccoli microcosmi di situazioni facilmente raggiungibili dalla fantasia e dall’immaginazione. Posti in cui rifugiarsi, in cui riflettere e in cui lasciarsi andare.

In un Carroponte pienissimo di gente l’atmosfera, venerdì 15 luglio, era quella del salotto di casa. Una casa itinerante, multietnica con tantissimi giovani e splendidi bambini. Come il pubblico presente, come quella raccontata nel brano La mia casa. Uno dei tanti e bellissimi contenuti nel nuovo disco Acrobati. Una canzone più attuale che mai, scritta a ridosso degli attentati di Parigi. Parla di quanto sarebbe bello avere la possibilità di sentirsi a casa propria in ogni millimetro di Mondo. Purtroppo, visto quello che è successo a Nizza solo la sera prima del concerto, il verso “tra la Bastiglia e il Bataclan”, per ora, fa solo venire la pelle d’oca.

Il nuovo disco è presente in dose massiccia in scaletta. Quali alibi, Acrobati , La guerra del Sale e Pochi giorni, in assoluto la mia preferita dell’album. Però ci sono anche tanti vecchi successi. Primo fra tutti Marzo 3039 che ha aperto il concerto. Nel mezzo Amore mio e Ma che Discorsi, quest’ultima accelerata per poter rispettare il coprifuoco del Carroponte e non dover tagliare nulla. E poi ancora, Le cose che abbiamo in comune e Sempre di domenica. Il pubblico canta senza sbagliare nemmeno mezza parola.

Non sono mancati i momenti di raccoglimento come sul pezzo Ad esempio in Sierra Leone, “ come mai pance sempre vuote e armi sempre cariche” scritta per Amref , su Un altro bicchiere con l’omaggio a Falcone e Borsellino e durante l’esecuzione al piano de L’appello (con tanto di coreografia del pubblico, che ha sventolato centinaia di cartellini rossi).

In scaletta anche due pezzi tratti dal lavoro con Nicolo Fabi e Max Gazzè: A dispetto dei pronostici e Life Is Sweet.

Il finale del concerto non poteva che essere caciarone e allegro con Gino e l’alfetta intonata all’unisono da tutto il Carroponte, Salirò, Aria e la bellissima Cohiba.

Sul palco un Silvestri attorniato da una formazione ben consolidata. Lui e i musicisti hanno una sintonia palpabile e sopratutto ascoltabilmente godibile che hanno reso le due ore di concerto molto emozionanti e, come si diceva all’inizio, sognanti. Il Carroponte si è trasformato in un isola lontana, il vento ci scompigliava i capelli e i vestiti, la luna era alta, mancava solo il rumore delle onde…
Certe isole col sole al posto giusto
con un vento sempre fresco
che s’insinua malizioso e disonesto
e piano piano si confonde
nel rumore fastidioso e sempre uguale delle onde
delle onde…”

Carlotta Garavaglia

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