RECENSIONE: PARCO LAMBRO – PARCO LAMBRO

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Un disegno a carboncino, un’ immagine in stile goth-new wave rappresenta una terra desolata che funge da cornice e converge verso un enorme pentagono, la meta. Quest’ultimo a sua volta sovrasta dei soggetti nettamente non definiti che mi piacerebbe immaginare siano i membri della band. Questo è l’ artwork  sulla copertina del primo disco dei Parco Lambro. La band si è formata nel 2014 in uno scantinato bolognese da un gruppo di musicisti friulani e dopo diverse esperienze live e di formazione, ha inciso l’album omonimo nel gennaio 2016 pubblicato poi lo scorso luglio per Toks Rekords.

Quando ci si accinge all’ ascolto del disco, l’ aspettativa di approcciarsi a un disco metal progressive viene totalmente disincantata  dalle note aspre di #5, il quale avvolge subito l’ ascoltatore in un vortice di sonorità, come l’uomo rappresentato all’ interno del disco. Il progressive non è il fine ma solo l’involucro. Difficile etichettare il genere di ogni singolo brano: se Nord presenta un’ impronta prettamente più jazz, con Notturno e Ibis ci addentriamo in un post rock incalzato e snaturalizzato dall’ inserimento di elementi elettronici, riff distorti e sonorità affini al rock anni ’70, in un continuo alternarsi di ritmiche. Il cantato è confinato a brevi momenti come in Not for you, un eco sulfureo, morbido che si disperde nel brano. Una scelta coerente che “costringe” intelligentemente l’ascoltatore a rimanere incollato a ogni singola nota per poter captare tutta l’ essenza dei circa 55 minuti totali di Parco Lambro.

Una complessità e una tecnica che non appesantisce grazie al senso di dinamicità espresso da ogni singolo strumento, alcuni dei quali fuori dai classici schemi, e frutto di lunghe improvvisazioni, dalle quali sono nati questi brani e delle quali l’ ascoltatore  si sente partecipe, come protagonista di una jam session. Ogni singolo brano gode di luce propria sebbene Nord e Ibis si dividano di due parti, ma allo stesso tempo rendono omogeneo l’album nella sua interezza, inoltre li troverei molto adatti per colonne sonore di film e cortometraggi.

Ibis parte II chiude diligentemente il disco, uno dei miei brani preferiti dalla partenza in crescendo per esplodere poi in tutta la sua folle psichedelia accentuata dai riff di chitarra e dall’ alto sassofono, brano ideale per concludere un live. In conclusione, voglio essere anch’io anticonvenzionale e invece di definire questo album di nicchia come potrebbe sembrare nella sua particolarità, voglio invece consigliarlo a tutti, in particolare a coloro che non amano le etichettature e vogliono assaporarsi tutto d’ un fiato un disco nella sua libera espressione.

Voto: 7.5/10

Parco Lambro sono:

Clarissa Durizzotto – sax contralto/clarinetto/effetti/voce

Mirko Cisilino – Farfisa/Nordlead/synth Moog/tromba/trombone

Giuseppe Calcagno – chitarra elettrica/basso elettrico/Micro Brute

Andrea “Cisa” Faidutti – chitarra elettrica/basso elettrico

Alessandro Mansutti – batteria

Pagina web: https://soundcloud.com/parco-lambro

Etichetta discografica: http://www.musicforce.it/

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