Racconti da Slow Record Shop: 40mq in cui la vita è più semplice

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Ho sempre pensato che è nei posti in cui meno te lo aspetti che con una mente e un cuore aperto puoi scoprire i posti più belli, di quelli intimi, di quelli in cui ti senti subito a casa, una posto che ha il binomio più bello: casa e musica.
Ed una delle scoperte più belle e improbabili degli ultimi tempi è stata Slow Record Shop, un piccolo, ma per chi si nutre di musica immenso, negozio di vinili, di quelli che non torvi sempre, dove finalmente, tra lo smog di una città che vive sempre e mille pensieri fuori posto, riesci a respirare: dove l’ossigeno è musica e l’anidride cultura.
Qui è tutto al posto giusto, qui c’è davvero tanta bella musica, tutta racchiusa in quei grandi dischi neri che senza nessun dubbio per ognuno di noi ce ne sarà uno, fonte di perfezione e piacere, più di ogni altra cosa, di ogni altro semplice cd.
Fuori il mondo continua ad andare, io me lo immagino immobile, fermo ad aspettarmi mentre mi perdo in immagini di copertine bellissime e titoli di canzoni che sono ricette per essere un po’ più felici del solito.
E mentre mi perdo in questo piccolo mondo vi lascio l’intervista integrale ad Alessio C. che ha dato vita a Slow Record Shop.

Come nasce Slow Record Shop?
Dall’’esigenza di sentirmi libero , unendo espressione creativa e lavoro vero. Ho bisogno di entrambe le cose e volevo che l’una non escludesse l’altra.

Stando sempre a contatto con la musica, immagino che alla base ci sia una forte passione, come è nato questo interesse?
Sono stato esposto sin da piccolo alla buona musica. Gli ascolti di mio padre erano molto eterogenei , niente di troppo complicato, ma c’era roba grandiosa in casa. Familiarizzare con Hendrix, Pink Floyd e Paolo Conte in età puberale aiuta. C’era qualche libro l’enciclopedia che divoravo, vhs. Veder spuntare e leggere -Marvin Gaye- da quello scaffale, ogni giorno, stimola la voglia di scoprirne il significato. Crescere in questo ambiente è stata la chiave. Musicalmente ho molti ricordi di quel periodo, 8-12 anni, e sono ancora piuttosto vividi. Il più chiaro è Rip it up, una deliziosa compila di Rhythm ‘n Blues in doppia mca, in cui c’erano tutti : Little Richard, Chuck Berry, Gene Vincent, Bill Haley, Ritchie Valens, Fats Domino, Buddy Holly, Jerry Lee, Elvis. L’ascoltavo curioso, era musica tosta ma disimpegnata, perfetta per un bambino. Credo sia stato il big bang, con la tappa di Sarzana del tour de Le Nuvole di De Andrè. Non capii niente ma il mistero del grande volume, delle luci, dell’attesa, gli applausi, è ben impresso.

Sulla tua pagina fb gli artisti variano da Bowie a grandi contemporanei come Jaar, quali sono i generi o le influenze che ti hanno più segnato musicalmente?
Da pre adolescente qualsiasi cosa passasse Videomusic di vagamente riottoso, dai Public Enemy ai Soundgarden era tutto buono. Con un amico si ascoltava Seattle con i cd e l’impianto del fratello maggiore. Arrivavo in bici e ci piazzavamo lì. Da adolescente il metal contaminato, anche da parecchie cazzate. Le release di Ross Robinson erano attesissime tra gli amici, anche se la teen band definitiva rimangono i Deftones. Poi sono arrivati i Portishead, i primi beat, Dj Krush, D’Angelo, Arthur Russell, Zip e i Perlon. Adesso ascolto moltissima black music: hip hop, soul, funk, groove music dal mondo, musica tradizionale. Da semplice appassionato sono un bel pò curioso. Ricerco la qualità e il bello in maniera obliqua: da Tim Hacker a Tim Maia a Tim Armstrong è la qualità che conta, non il genere. Anzi forse è la verità che conta. Cerco musicisti sinceri, per il mio benessere e quello dei miei clienti.

Perché proprio la scelta dei vinili?
Un giradischi definisce il tuo spazio, il tuo nido. Un giradischi è casa. Su di me questo concetto ha forte presa. L’interesse per il supporto si è poi propagato con l’allenamento sui “Tecnici”, come dice Esa. Il djing è stato essenziale. Oltre all’affaire sonoro che tutti conosciamo, è l’oggetto ad essere prezioso, quello che dona ancor più valore intellettuale e un reale supporto finanziario al musicista e alle persone coinvolte al progetto. Commercialmente ho scommesso sull’effetto delay che abbiamo rispetto al mondo anglosassone. Volevo esserci prima della nuova diffusione, essere preparato. I segnali sembravano evidenti, il mercato digitale un caos indistinto, c’era bisogno di fare un passo indietro. Speravo che sarebbe successo. La scelta si è rivelata, ad ora, felice. Il lavoro in se è un grande piacere, ma deve anche essere certosino, ben calibrato e approcciato con rispetto, altrimenti sono cazzi. O almeno questo è quello che mi ripeto ogni giorno.

Oltre a Slow Record, ci sono altri approcci alla musica che ti interessano?
Da anni faccio il dj, amo ancora farlo. E’ un momento intimo e di condivisione allo stesso tempo e un’ottima bilancia emozionale. Per qualche anno ho prodotto musica elettronica, vorrei riprendere ma sono pigro. Con alcuni amici mettiamo su dei mini fest di un giorno, Stoner oriented : sono passati Mondo Generator, Karma To Burn, Fatso Jetson. Si chiama “Stones from the hill”: scegliamo una location e facciamo un raid di 12 ore. Un po’ da pirati ma ci divertiamo da matti. Grazie ad un amico ho iniziato a collaborare con Rockit, una piccola rubrica a cadenza mensile. Mi piace, scrivere è un’altra enorme passione.

Quali sono gli artisti o i generi più richiesti in questo periodo dalle persone?
I classici non tramontano mai. Buon segno, anche le nuove generazioni ne riconoscono l’importanza. D’altro canto è necessario andare avanti, sperimentare, avventurarsi. Una copertina che affascina, il consiglio giusto o forse no, fidarsi del proprio istinto e infine lasciarsi andare con qualcosa di nuovo. Benissimo Bowie, ma anche i Girl Band sono da seguire.

In questi ultimi tempi gran parte della scena indipendente italiana è concentrata su gruppi come Lo Stato Sociale, TheGiornalisti o Calcutta, arrivano richieste di questo tipo in negozio?
Calcutta e Stato Sociale si, TheGiornalisti ancora no ma è questione di tempo, credo. L’indie italiano è bene comprarlo ai concerti : costa meno e ti fai una sudata.

Se dovessi descrivere Slow Record in poche righe, come lo faresti?
40mq in cui la vita è più semplice

Top #5
#1 Primo album comprato Tupac – All eyez on me , 10 anni , paghetta.
#2 Peggior canzone ascoltata  Narcotic – Liquido , o viceversa.
#3 Canzone che avresti voluto scrivere Due: Van Morrison – Astral Weeks / Lucio Battisti –Io vorrei…non vorrei..ma se vuoi
#4 Artista con cui vorresti collaborare Pharrell
#5 Come ti immagini tra 10 anni  Non ne ho idea

 

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Pagina fb: Slow Record Shop

Articolo di Isabella Ferrari

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